TRENTO. Il lavoro sempre più precario e la disoccupazione a livelli di guardia, la riduzione degli investimenti pubblici e l’invecchiamento della popolazione. Queste alcune delle cause che portano all’utilizzo di psicofarmaci e ansiolitici. Fattori che rendono dunque necessario focalizzare l’attenzione sul benessere da mantenere durante tutto l’arco della vita.

 

“Qui – spiega Bruno Bizzaro, presidente dell’Ordine dei farmacisti – è abbastanza in linea con quanto avviene nel resto d’Italia. Abbiamo un utilizzo abbastanza equilibrato tra l’uso privato e quello ospedaliero“.

 

Non preoccupa quindi la nostra specificità. “Il Trentino – prosegue il farmacista – è tra le aree più virtuose in questo senso, ma comunque il consumo resta elevato e si rende necessario mantenere alta l’attenzione per incentivare un sistema in grado di ridurre ulteriormente l’utilizzo di antidepressivi e ansiolitici“.

 

In Trentino sono circa 924 le dosi di farmaci rimborsati dal Sistema sanitario nazionale consumate giornalmente sul territorio ogni mille abitanti, in questo caso i consumi sono in lieve aumento, ma rimangono tra i più bassi nel Belpaese, mentre si attesta intorno a 142 euro il valore annuo pro capite della spesa farmaceutica lorda: un dato in calo rispetto all’anno è precedente è inferiore del 19% rispetto alla media nazionale.

 

A livello territoriale, il consumo di medicinali, espresso in dosi medie giornaliere, è più elevato nelle zone di Valsugana-Tesino (+15%), Alto Garda e Ledro (+8%), mentre l’utilizzo è più basso sull’Altopiano della Paganella, in Alta Valsugana e nelle valli di Fiemme e Fassa.

 

La fotografia del Trentino vede il consumo di farmaci sul territorio crescere di pari passo con l’età, in particolare è la popolazione della fascia over 75 quella maggiormente a rischio, mentre fino a 65 anni sono le donne a ricorrere all’utilizzo di benzodiazepine.

 

“Questo dato – evidenzia il presidente dell’Ordine – è abbastanza fisiologico. Una persona anziana dorme meno e quindi spesso utilizza questi farmaci per conciliare e favorire il sonno. A questo è necessario aggiungere inoltre che la qualità della vita di queste persone è sempre più fragile: la sfera famigliare è ridotta e la solitudine li rende più passivi”.

 

Insomma, il massimo dell’attività è guardare la televisione oppure girare sugli autobus. “Certo – aggiunge Bizzaro – forse il ricorso a questi farmaci è eccessivo, quando si potrebbe promuovere una maggiore ‘igiene del sonno‘, cioè una cena leggera e una maggiore regolarità nel coricarsi a determinate ore e inoltre si potrebbero utilizzare prodotti naturali fitoterapici e la melatonina”.   
 

A livello giovanile come sta la Provincia? “Non riscontriamo – dice l’esperto – un incremento significativo in questi ultimi anni di benzodiazepine. L’utilizzo in questo caso è più soggettivo, principalmente legato alla situazione lavorativa e alle condizioni famigliari”.

 

“Discorso diverso per quanto riguarda gli antidepressivi: qui abbiamo dati in ascesa. E anche se siamo in linea rispetto alla media nazionale, è necessario prestare attenzione per difendere i valori della nostra società: si verifica sempre più spesso uno scollamento dell’aspettative di vita rispetto alla realtà”.

 

Come anticipato, l’utilizzo dei farmaci è marcatamente femminile. “Storicamente è così. L’uomo – analizza Bizzaro – ricorre ancora in modo marginale. La forbice si sta riducendo, ma è ancora ampia: un po’ in quanto il maschio è meno introspettivo, un po’ perché trova più facilmente una gratificazione lavorativa, mentre la donna si deve guadagnare tutto giorno dopo giorno e la sfera famigliare poi poggia quasi interamente sulle sue spalle”.

 

Quale può essere il futuro dell’utilizzo dei farmaci? “L’aspetto – conclude Bizzaro – sanitario è sempre più legato a quello socio-economico. Sono tante le criticità da risolvere, la precarietà del lavoro in primis. Le dinamiche sociali definiscono la causa di certi consumi e utilizzi. Serve maggiore consapevolezza anche in ambito geriatrico e porre un limite alla facilità di prescrizione. Il territorio deve incrementare l’attenzione, non solo nel caso dell’assistenza, ma anche nella valorizzazione dei ruoli. Il medico è il fulcro, ma tutti gli operatori possono giocare un ruolo benefico per la società”. 



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