Grande Paese, la Svezia. L’Ocse ci ricorda che qui lavora il 75% delle donne, contro una media per i Paesi industrializzati del 60%. Che mondo sarebbe, se dappertutto la forza lavoro femminile raggiungesse una percentuale svedese? Sarebbe un mondo migliore, prima di tutto, è ovvio. Ma soprattutto sarebbe un mondo più ricco: il Pil globale potrebbe contare su 6mila miliardi di dollari in più.

Il calcolo arriva dai consulenti della PricewaterhouseCoopers, che nel loro studio Women in work index hanno fatto i conti in tasca ai principali Paesi, per scoprire quanto Pil in più potrebbero ottenere se traghettassero almeno tre quarti delle donne nel mondo del lavoro. Al primo posto, nella classifica del guadagno, ci sarebbero gli Stati Uniti, che vedrebbero schizzare all’insù il loro Pil del 10%, per un totale di 1.820 miliardi di dollari di extra disponibilità finanziaria. La Germania guadagnerebbe 310 miliardi, con un amento del Pil pari all’8%. La Gran Bretagna disporrebbe di 250 miliardi di dollari per far fronte alle conseguenze della Brexit, e vedrebbe crescere la sua economia del 9%. La Finlandia, già piuttosto avviata – va detto – lungo la via dell’occupazione femminile, se raggiungesse il record svedese si porterebbe comunque a casa un extra di 10 miliardi, che di questi tempi fanno sempre comodo, così come 10 ne guadagnerebbe la Norvegia. E stiamo parlando di due dei Paesi che occupano la parte più bassa delll’indice Pwc.

E l’Italia? È più o meno allo stesso livello del Messico: dopo gli Stati Uniti, i due Paesi che dall’aumento dell’occupazione femminile avrebbero da guadagnarci di più in assoluto. Si parla di 630 miliardi di dollari, 508 miliardi di euro. Quante cose si potrebbero fare, con 500 miliardi di euro? Basterebbe pagarci le tasse e…ecco! Forse ho trovato la copertura per il reddito di cittadinanza.

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