Dopo il personaggio di Lucia Annibali, interpreta Nina, un’altra donna forte che riesce a rialzare la testa, stavolta dopo le molestie subite nel luogo di lavoro. Parliamo di Cristiana Capotondi, classe ’80, attrice (nonchè registra e doppiatrice) poliedrica che nella sua già lunga carriera ha prestato il suo volto ai ruoli più diversi, sempre riuscendo a coglierne le varie sfumature. L’8 marzo, giorno della festa della Donna, torna sul grande schermo con il film “Nome di donna” sul problema delle molestie sessuali per la regia di Marco Tullio Giordana e la sceneggiatura di Cristiana Mainardi. Un problema antico, quello delle molestie, ma che recentemente è alla ribalta della cronache dopo lo scandalo Weinstein e le reazioni che ne sono seguite.

capotondi2“NINA SA TRARRE POSITIVITA’ DA UN EVENTO TRAUMATICO”
Il film racconta la storia di Nina, giovane madre single che decide di lasciare Milano e di trasferirsi con la figlia in un paesino della bassa Lombardia. Qui Nina trova lavoro in una prestigiosa clinica privata per anziani. Un luogo elegante e quasi fiabesco che, tuttavia ,nasconde un torbido sistema di favori messo in piedi dal capo della struttura, interpretato da Valerio Binasco. Quando Nina scoprirà tutto dovrà fare i conti con  la solitudine, visto che le colleghe la allontaneranno preoccupate di perdere il posto di lavoro.
capotondi4“Nina è una donna forte, con una grandissima dignità, che si ritrova – racconta l’attrice in un’intervista a Alley Oop – sola contro tutti nell’affrontare la sua battaglia, l’ho sentita molto vicina”. Cristiana Capotondi ha già impersonato un’altra donna forte, vittima, stavolta di una violenza fisica molto grave: Lucia Annibali nel film tv “Io ci sono” che racconta la storia dell’avvocatessa sfregiata dall’acido su mandato del suo ex compagno. “Sono due storie – racconta Cristiana – completamente diverse, ma raccontano entrambe il superamento di un grande ostacolo: Nina supera l’ostacolo della solitudine, Lucia supera l’ostacolo del dolore, di una  situazione tragica, vicina alla morte”. Entrambe, Lucia e Nina, hanno “la capacità di girare positivamente per sé stesse un accadimento che le avrebbe potute destabilizzare”.

capotondi“IL DIFFICILE CONFINE DELLE MOLESTIE”
“Uno degli episodi clou del film è la convocazione da parte del capo di Nina nel suo ufficio, la sera, alla fine del turno. In un contesto simile passare dai complimenti alle molestie è un passo molto breve. Molestie, molte volte solo sul piano psicologico, che spesso non sono facili da riconoscere, o meglio non tutte le donne riescono a valutarle come tali. Nel film, sottolinea Cristiana Capotondi “è anche rappresentata un tipo di donna che invece convive benissimo con l’idea di dover condividere intimità col proprio capo”. Paradigmatica, poi, l’affermazione di Adriana Asti, nella parte di un’anziana attrice che vive nella residenza: “Noi – dice – le chiamavamo complimenti”.  Sulle molestie, afferma Cristiana Capotondi, c’è “un terreno da delimitare, spesso si fa confusione, mi auguro che questo film contribuisca a fare chiarezza.” Dopo il caso Weinstein, l’attrice ha firmato assieme ad altre colleghe italiane la lettera “Dissenso comune” . A conti fatti sulla lettera, Capotondi si dice “contenta di averla firmata” e sottolinea la parte in cui si afferma di non voler  cercare mostri o capri espiatori, ma la necessità di “lavorare all’interno delle categorie professionali con meno visibilità cercando di iniziare un processo culturale nuovo”.

capotondi5“CAPOTONDI LANCIA L’IDEA DI UN TAVOLO CON DONNE E UOMINI ANTI MOLESTIE”

Davanti a una situazione strutturale, culturale, difficile da estirpare, Cristiana sottolinea come le  molestie non siano subite solo dalle donne ma  anche dagli uomini. Insomma c’è molestia dove c’è abuso di potere, e anche gli uomini dovrebbero essere coinvolti nel movimento di protesta. E lancia l’idea di un tavolo comune con donne e uomini nel mondo dello spettacolo, ma non solo: “Qualsiasi uomo o donna non ha voglia di essere abusato o molestato”.  E in futuro quale ruolo interpreterà? “Mi piacciono le donne forti, ma mi piace anche la leggerezza, vorrei proseguire in questa sana alternanza che sono riuscita a mantenere finora”.

UN ESERCITO DI DONNE MOLESTATE SUL LAVORO
La storia di Nina potrebbe essere la storia di una delle 10 milioni e 485 mila donna che hanno subito, secondo l’indagine Istat svolta nel 2008-2009, ricatti sessuali o molestie sul lavoro.  Numeri migliorati nel rapporto 2015-2016 che comunque certifica le molestie per quasi nove milioni di donne (otto milioni e 816mila) con quasi un milione e mezzo che le hanno subito nel luogo di lavoro. Un fenomeno enorme a fronte del quale solo una minoranza decide di denunciare. Film come “Nome di donna” possono aiutare le donne a trovare la forza di parlare e denunciare.






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