E dopo il manager della felicità, in azienda arriva la manager per l’empowerment delle donne. L’idea è dell’economista bocconiana Giovanna Galletti (nella foto), general manager della società Labodif (LABOratorio della DIFferenza), e della regista Gianna Mazzini. «Molti conflitti all’interno delle aziende», spiega Galletti, «sono legati alle diverse visioni del mondo tra maschi e femmine. I nostri corsi servono a risignificare le parole che si usano, sottolineando la differenza tra punto di vista maschile e punto di vista femminile».

Detto così sembra facile, ma non lo è.
Sappiamo ormai che il successo di un’azienda passa attraverso il senso di realizzazione delle proprie risorse, e che fidelizzare i dipendenti è forse più importante del fidelizzare i propri clienti. Le aziende infatti già da qualche tempo sono impegnate a individuare aspettative e desideri degli impiegati per tentare di soddisfarli. In pratica, questo sforzo di denaro e di tempo si traduce in un ingaggio di professionisti che si occupano del benessere delle persone. «Avere a bordo persone serene diminuisce sensibilmente turnover e assenteismo, favorendo la collaborazione tra i colleghi e migliorando le performance dei singoli e, di conseguenza, dell’intera struttura», ha dichiarato Francesca Contardi, Managing Director di EasyHunters.
Ma Labodif fa un passo avanti, e si incarica di mediare nei conflitti in azienda, in particolare quando l’aggressività è legata alle identità di genere. «Quasi sempre in un conflitto», continua Galletti, «il punto è lo scontro tra sistemi simbolici. Ogni volta che abbiamo tenuto corsi in aziende miste, in cui cioè i conflitti riguardavano protagonisti dei due sessi, è venuto fuori che il trigger che innescava liti e tensioni era legato a diversi modi di intendere le parole».

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Di fatto le due formatrici lavorano sulla lingua e sui linguaggi: durante il corso vengono decostruiti e ricostruiti in base ai diversi sistemi simbolici e di significati tra maschi e femmine: «Basta aiutare i corsisti ad accorgersi, ad esempio, che la parola libertà è intesa dagli uomini come liberi da, mentre per le donne significa libere di, per dissolvere come fumo una tensione; basta scoprire che le donne adeguano il loro sistema di significati a quello maschile, dunque rinunciando al loro punto di vista, per capire che cosa le rende frustrate e quindi aggressive o autoritarie. Prendere consapevolezza che nel linguaggio sono custoditi due mondi, e metterli in dialogo dando loro pari dignità significa rendere possibile quell’empatia reciproca che trasforma lo scontro in dialogo, sviluppando valore».
L’approccio di Labodif non è un approccio «gender» o «femminista», e nemmeno «psicologico». Non si analizzano infatti i singoli comportamenti, non si giudicano i maschi o le femmine in base alla cosiddetta guerra dei sessi: si analizzano le parole usate e si va in cerca di significati diversi e nascosti che esse in realtà racchiudono e che determinano quell’impossibilità di capirsi, di incontrarsi, di dialogare.
«Il nostro obiettivo», sottolinea Galletti, «è certamente di aumentare la self-confident delle donne, di renderle empowered, ma anche di farle diventare leader, in una azienda come nell’intera società dove c’è così bisogno di una visione femminile, e per femminile intendo soprattutto creativa».
Gianna Mazzini interviene per sottolineare che: «Se io, donna, faccio mio un linguaggio maschile, un immaginario maschile, un sistema di simboli e significati maschili, sto cacciando in un angolo la mia identità, e ovviamente insieme alla mia personalità anche le mie capacità saranno ridotte. Per assumere la mia posizione sul mondo, perché la mia voce abbia forza e potere, occorre che io mi senta a mio agio con me stessa e che trovi nel mondo rappresentazione di come io sento».

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Oltre ad aziende, Camere di Commercio, Regioni, Labodif fa formazione all’interno delle Università e in seminari privati, dove insegna alle donne come costruire la propria carriera, affermare i propri progetti, dare vita alle idee, sempre a partire dalla propria realtà di donna. «Per fare un esempio», aggiunge Galletti, «per l’uomo è più importante l’affermazione di sé rispetto alla costruzione delle relazioni, e per questo molti maschi adottano inconsapevolmente il sistema simbolico della guerra e della competizione; per le donne invece conta l’opposto, e sono molto sensibili alla protezione delle relazioni personali, anche al costo di rinunciare ad affermarsi. Questi sono sistemi simbolici che vanno resi espliciti se si vuole costruire un dialogo di valore tra uomini e donne e una società che sia capace di utilizzare al meglio ogni sua risorsa».

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Ma come si fa a diventare docente Labodif? «Siamo impegnate nella formazione del corpo docente proprio adesso perché la domanda è diventata esponenziale e non riusciamo più a fare tutto solo in due. Facciamo corsi full-immersion», conclude Galletti.

A tutte le donne si consiglia di seguire Labodif sui social dove, come spiega Mazzini: «Creiamo nuovi immaginari»: informazione, cultura, arte, foto, video, citazioni, meme dove le donne, il loro successo e il loro sentire sono protagonisti straordinari.

Per diventare donne empowered oggi cominciano ad esserci diverse strade: nella gallery, alcuni percorsi formativi per iniziare a crederci davvero.

 

 



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