«Io non voglio un premier che mi prometta di salvare l’Italia, perché so che i soldi per salvarla non ce li ha. Voglio qualcuno come Emma Bonino, asciutto e competente, che dica poche cose, ma concrete. Come noi studenti della Bocconi». Gianandrea, 21 anni, pensa piano e parla veloce, prima di entrare in aula per la prossima lezione di Economia e Finanza. Come molti dei suoi colleghi di Università, ha le idee chiare su chi voterà: poca destra, nessun estremista, molta Bonino.

IL SONDAGGIO
Perché tra i corridoi della Bocconi, l’Università alla periferia di Milano che da 116 anni si vanta di sfornare la futura classe dirigente economica italiana, la popolarità è un concetto capovolto.

 E così, un sondaggio su più di 700 studenti pubblicato dalla rivista universitaria Tra i leoni, mostra che tra le mura di via Sarfatti il più votato è il Pd di Matteo Renzi (al 33%, 10 punti sopra la media nazionale degli ultimi sondaggi). Subito secondo, il partito +Europa di Emma Bonino, che se nel resto del Paese prende a malapena il 3%, qui è votato da quasi uno studente su 4 (il 23%). Più di tutti i partiti di centrodestra messi assieme (Forza Italia 11%, Lega 5, Fratelli d’Italia 3). Il Movimento 5 Stelle, che nel resto d’Italia rimane la prima forza col 28%, qui dentro si ferma al 3,5%.

IL PD IL PIU’ VOTATO
La maggior parte degli studenti vota Pd («Ma non Renzi»), perché la considera l’unica opzione e forse quella più «composta»: «Ogni giorno facciamo conti, addizioni e sottrazioni. Quando sentiamo le misure di Berlusconi o dei 5 Stelle senza coperture finanziarie per decine di miliardi, passiamo avanti», continua Gianandrea. Passa Carlo Cottarelli, col suo trolley. L’ex commissario alla revisione della spesa italiana, visiting professor della Bocconi, «è una persona seria. Spiegava che la riforma Fornero è stata il minimo indispensabile per pagare le pensioni degli italiani. Sono equazioni numeriche, non puoi inventare niente».

IDOLO BONINO
Per questo, meglio la Bonino, l’antipopulista per eccellenza. Quella che, mentre tutti urlano di abolire le tasse, promette di congelare la spesa pubblica; che mentre i colleghi si rincorrono su Facebook, suggerisce di spegnere il cellulare; che, mentre la concorrenza prende le distanze dall’Europa, con quella parola ci costruisce il nome della sua lista. +Europa, l’ha chiamata. Un po’ come promuovere una partita di Ak-47 a un congresso per il disarmo mondiale. Laureata alla Bocconi, la signora Bonino, con una tesi su Malcom X nel 1972. «Premio chi sceglie di valorizzare l’Europa», spiega Edoardo, 23 anni, studente di Finanza in una Università in cui quasi la metà dei laureati ha avuto una esperienza di studio all’Estero. «Qui siamo forzati alla complessità del ragionamento, diffidiamo dalle presunte soluzioni semplici. A un esame, se penso di aver trovato la risposta facile a un problema sottopostomi dal professore, penso che sono fregato. Per questo, qui dentro la Bonino performerebbe benissimo».

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GRILLINI AL 3%
Chi performerebbe malissimo, invece, sono i 5 Stelle. Se tra i giovani italiani vantano le percentuali di gradimento più alto, nella struttura che ha sfornato tecnocrati tanto vituperati dai grillini come Mario Monti o Tommaso Padoa Schioppa, i grillini sono visti come creature «impalpabili» e sopratutto «incompetenti». «L’onestà non è un plus assoluto», racconta Carlo, pure lui Boniniano. «E sinceramente, se fossi costretto a scegliere tra un onestissimo fruttivendolo ministro dell’Economia, e un esperto meno onesto ma competentissimo, voto il secondo». La semplicità non va mai confusa col semplicismo: «Di Maio, con tutto il rispetto, non ha fatto molto oltre allo steward del San Paolo. Qui diciamo di votare i grillini quasi per gioco». A cercare bene, però, qualcuno che lo fa seriamente si trova anche qui. Come Sara, 20 anni, per la quale «votare la Bonino significa votare per il Pd»: «I 5 Stelle si battono contro gli impresentabili, contro il Rosatellum, contro i finanziamenti elettorali». Per lei, l’onestà è ancora un plus assoluto.

BERLUSCONI «BOLLITO»
Chi invece rimane a secco di plus è Silvio Berlusconi, fino a pochi anni fa idolo dei rampanti studenti di economia. Tra i corridoi di via Sarfatti, il leader di centrodestra è definito, nell’ordine, come «sorpassato», «bollito» e «superato». «Se fossi venuto qui vent’anni fa, avresti assistito a un plebiscito. Ma oggi non ha più molto appeal, se non quello paradossale del moderato». Eppure, quasi tutti lo ammirano per la «tenacia» e per la sua storia di imprenditore. Qualche berlusconiano c’è ancora. Come Giancarlo, di Giurisprundenza, spaventato dalle posizioni leghiste sull’immigrazione. O Ignazio, 20 anni, studente di Economia e Management: «Voglio qualcuno che garantisca con le sue politiche maggiore solidità agli imprenditori italiani. Berlusconi è il più abile comunicatore che abbiamo. Forse, però, avrebbe bisogno di trovarsi un delfino».

POTERE AL POPOLO
E gli altri partiti? Tra gli studenti Liberi e Uguali arriva a un dignitoso 7%, in linea con la media nazionale. Potere al Popolo non figura nemmeno. A votarli, però, ci sarà molto probabilmente Andrea, 21 anni, l’orecchino a sinistra e un’adolescenza «a pane e antiberlusconismo»: «Voterei un Jeremy Corbin, se soltanto ci fosse. Mi devo accontentare di scegliere tra Liberi e Uguali e Potere al Popolo. Non mi fanno impazzire, ma sono gli unici a voler mettere in discussione il sistema».

UN PARTITO NORMALE
Suona la campanella, i bocconiani tornano a lezione. Sono mediamente più preparati dei loro coetanei, forse anche più ricchi. Continuano a dibattere sul prossimo governo, se mai avranno la fortuna di vederne uno. Ripetono che no, fondamentalismi come CasaPound e Forza Nuova neanche li prendono in considerazione. Mostrano di «accontentarsi» di quello che ora suona lontanissimo. Un partito e un premier normale, una volta tanto.



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