«I David di Donatello così non funzionano»

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Ficarra e Picone, autori de L’ora legale, maggiore incasso del 2017, non si sono iscritti ai David perché ne contestano il meccanismo di votazione (qualcosa che sta tra il Rosatellum ambientato dentro al Trono di Spade, evidentemente) e, oggi, appena uscite le nomination, hanno scritto un comunicato in cui dicono di augurarsi che il nuovo direttore dell’Accademia, Piera Detassis, riveda il regolamento. Il comunicato si conclude con «Evviva i David, Evviva Santa Rosalia».

Il fatto è che non basterebbe il film di Ficarra e Picone e nemmeno tutti i Santi del calendario per dare una raddrizzata a quest’ultima annata di cinema italiano che ha immolato alcune opere pregevolissime di esordienti o quasi esordienti sull’altare di un box office che è stato, salvo rare eccezioni, disastroso: penso soprattutto a Sicilian Ghost Stories, A Ciambra, Easy e Nico 1988, tutti passati dai festival ma ignorati dal pubblico.

Un vero peccato, per quanto mi riguarda: si tratta di quattro film che ho visto e consigliato con grande piacere.

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E dunque, poiché si è capito che il pubblico premia le uscite-evento (il caso Principe Libero insegna), poiché è chiaro che i David hanno disperatamente bisogno di diventare un evento (televisivo, certo, ma anche culturale, qualcosa di cui la gente parli), perché, cari esercenti e distributori, non rimettete in circolazione i film candidati? Magari organizzando «maratone David», incontri e così via?

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