Rappresentanti ebraici, cattolici, musulmani denunciano il rischio di criminalizzazione di una pratica antica e con risvolti sanitari

Un disegno di legge presentato giovedì 1 febbraio nel parlamento islandese rilancia il dibattito sulla pratica della circoncisione. Proposto da 4 partiti di centro e di sinistra, che rappresentano circa il 46% dei 63 seggi del parlamento, il testo intende proibire la circoncisione non medica nei ragazzi prima del compimento del diciottesimo anno di età.

Propone una reclusione fino a sei anni per «chiunque causi danni al corpo o alla salute di un bambino rimuovendo gli organi sessuali in toto o in parte». La circoncisione viene presentata come una violazione dei diritti di un bambino poiché espone, secondo il testo, al rischio di infezioni ed è causa di «notevoli dolori». La prima reazione è di parte cattolica: la Commissione episcopale della Comunità Europea (Comece) per bocca del suo presidente il cardinale tedesco Reinhold Marx ha espresso che «la criminalizzazione della circoncisione è una misura molto seria che causa profonda preoccupazione, in quanto è un pericoloso attacco alla libertà di religione».

I proponenti ritengono questo disegno di legge la logica conseguenza del divieto di mutilazioni femminili adottato dall’Islanda nel 2005. Un argomento inammissibile per Catherine Vierling, medico e consigliera del Parlamento europeo sulle questioni bioetiche e sui diritti delle donne: «la circoncisione è differente da un’asportazione di un clitoride, organo del piacere femminile. Non è una mutilazione, ma nasce come una questione igienica. Ricordo che un rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Oms, in un rapporto del 2007 la raccomandava addirittura come misura preventiva per gli uomini sessualmente attivi in popolazioni ad alto rischio di infezione da virus Hiv.

Ovviamente la circoncisione ha un ruolo importante nella trasmissione dell’identità religiosa. Sebbene non sia nominata nel Corano, è pratica ampiamente praticata nel mondo musulmano, ma è soprattutto un obbligo fondamentale per entrare a far parte della comunità ebraica. Il rituale – chiamato anche Brit milah (alleanza per la circoncisione) – praticato l’ottavo giorno dopo la nascita del bambino, è uno dei fondamenti della religione ebraica. Nel Talmud si legge: «il comandamento della circoncisione è equivalente all’insieme di tutti gli altri comandamenti contenuti nella Torah». «In breve la sua criminalizzazione significherebbe che gli ebrei non possono vivere in terra d’Irlanda – osserva padre Olivier Poquillon, segretario generale della Comece-. E’ sotto attacco il diritto alla libertà religiosa. Le chiese sono fra i promotori della Dichiarazione internazionale sui diritti dell’infanzia, e per questo non le si può accusare di non esser interessate al benessere dei giovani, ma questo è un altro discorso».

Allertato dal Gran rabbino di Danimarca, il rabbino capo di Bruxelles si è rivolto a sua volta alla Comece per chiedere di «fare tutto il possibile per cercare di fermare la promulgazione di questa legge che rischia di esser un colpo fatale per le comunità ebraiche in Europa. Soprattutto perché le comunità ebraica e musulmana in Islanda sono molto piccole e quindi incapaci di costituire una valida forza di opposizione».

Il 7 febbraio il rappresentante permanente della Conferenza dei rabbini europei presso le istituzioni europee, Albert Guigui, ha allertato gli uffici dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. E’ un tipo di proposta non nuova per i paesi scandinavi. Nel marzo 2017 il dibattito aveva già scosso la Norvegia. Il testo proposto in quel caso si prefiggeva di fissare a 15 anni l’età minima per la circoncisione maschile, previo il consenso dell’interessato. Anche l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nel 2013 aveva adottato una risoluzione in cui si esprimeva particolare preoccupazione per le violazioni dell’integrità fisica dei bambini, comprese le circoncisioni per moti religiosi.

Nel mondo si calcola che ben il 38% dei maschi siano circoncisi, e di questi circa due terzi sono i musulmani, seguiti dagli ebrei. Ci sono poi nazioni in cui la pratica medica raggiunge percentuali molto elevati, come negli Stati Uniti dove sono circoncisi circa 6 bambini su 10.

 

Foto: Benvenuto Tisi da Garofalo, “Circoncisione”



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