«La sbruffonaggine è sempre un boomerang. Questo scandalo, di per sé piccolo, farà capire a Di Maio e i suoi di abbassare la cresta». Aldo Giannuli, 65 anni, storico, profondo conscitore del Movimento 5 Stelle, amico e consigliere di Gianroberto Casaleggio, responsabile di corsi accelerati per molti dei parlamentari grillini, non nasconde la sua rabbia.  Considera tutto sommato piccolo lo scandalo dei parlamentari accusati di aver falsificato la restituzione delle somme che avevano promesso agli elettori («Parliamo di una sgradevole storia dal punto di vista morale»), ma spiega che il caso è sintomatico di tre problemi ben più gravi: «Sbruffonaggine, attitudine alla complicazione di affari semplici e sciatteria».

Professor Giannuli, partiamo dalla «sbruffonaggine». 
«I 5 Stelle si sono autorappresentati esibendo le stimmate francescane e urlando: “Noi siamo più onesti degli altri”».
Che c’è di male?
«È un’ideologia sbagliata. Di te stesso, puoi solo dire che sei stato onesto, non che lo sarai. E meglio ancora se te lo fai dire dagli altri. Perché altrimenti, appena commetti un piccolo errore, verrai massacrato. Se ti rappresenti come il difensore dello Stato, appena passi col rosso, vieni accusato di alto tradimento».
Perché parla invece di «attitudine alla complicazione»?
«Perché ai 5 Stelle piace complicarsi la vita. Sarebbe bastato concordare una cifra forfettaria della diaria e dello stipendio da restituire. E obbligare tutti i parlamentari a compilare un rid in banca, grazie al quale ogni mese sarebbe stata prelevata quella somma dai loro conti correnti».
Invece hanno scelto la strada degli scontrini. 
«Un metodo rischioso, antieconomico e complesso».
Specie se, come ammesso dagli stessi dirigenti del Movimento 5 Stelle, non ci sono stati controlli.
«E qui arriviamo alla sciatteria. Prenderei a schiaffi (ride) gli attuali dirigenti. Incredibile che Di Maio non abbia fatto queste verifiche prima. E si sia fatto scoppiare tra le mani questo caso a tre settimane dal voto».
Di Maio parla di mele marce, promette di rendere tutti i dati pubblici e di prendere tutti i provvedimenti necessari. 
«Strategicamente, però, sbaglia, enfatizzando il problema».
Cosa dovrebbe fare?
«Il capo politico. Lasciare ai probiviri i controlli e le eventuali misure disciplinari. E parlare di un programma politico, che non può più essere soltanto una celebrazione dell’ “o-ne-stà”».
Non le piace l’attuale programma?
«No. È neoliberista e piuttosto allineato ai poteri forti».
Addirittura?
«Vede, litigavo spesso con Gianroberto Casaleggio, contestando la sua approssimazione nella scelta di uscire fuori dall’euro. Gli spiegavo che no, uscire dall’euro non è come spegnere una luce e abbandonare una stanza».
E adesso?
«Adesso, dal semplicismo nei confronti di un’uscita immediata, il Movimento è si passato al semplicismo dil voler rimanere nell’Euro, senza neanche una discussione».
Magari il figlio di Gianroberto, Davide Casaleggio, la pensa diversamente dal padre.
«Davide ha una logica più imprenditoriale che politica, non ha certo il carattere o l’ascendente del padre. Il padrone adesso è Di Maio, che però ha un fare approssimativo preoccupante».
Si spieghi.
«Veda le Parlamentarie. Ha buttato fuori una serie di persone, non si sa in base a quali accuse, senza neanche dare loro la possibilità di ricorrere. Si è ritrovato un maestro massone, un amico degli Spada, ex candidati in altri partiti. E meno male che ha fatto i “controlli di qualità”!».
Dica la verità: pensa che se Gianroberto fosse ancora in vita non sarebbe scoppiato uno scandalo simile.
«Non posso certo saperlo. Ma forse, da uomo di gran fiuto che era, non si sarebbe fatto scoppiare il caso tra le mani a tre settimane dal voto, avrebbe fatto qualche controllo prima».
Quanto peserà sui sondaggi il caso rimborsi?
«Poco. Meno di due punti percentuali. Ma attenzione, il Movimento, per la sua natura e organizzazione, può toccare al massimo il 30%».
Quanti voti prenderà secondo lei?
«Il 27-28%. Un ottimo risultato, che purtroppo apparirà come un insuccesso, viste le aspettative infuse tra miltanti ed elettori».
Lei chi voterà?
«Movimento 5 Stelle al Senato, Potere al popolo alla Camera».
Perché non M5S anche alla Camera?
«Come voto di protesta verso un partito di protesta. La mia protesta è: smettetela di fare certe porcherie».



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