In alcuni Paesi del mondo la chiamano epidemia. Se ne è parlato tanto nei giorni scorsi, in seguito alla decisione del governo britannico di istituire una specie di sottosegretariato dedicato alla solitudine: il compito sarà affidato alla 42enne Tracey Crouch, già in carica delle deleghe a sport e società civile. Dovrà dare sostanza alle indicazioni partorite dalla commissione istituita dal parlamento sul tema (e dedicata a Jo Cox, la parlamentare uccisa nel 2016 da sempre attenta a questi problemi).

Una condizione di isolamente e solitudine che in Inghilterra riguarderebbe tra il 15 e il 20% delle persone (in Italia intorno al 13%).

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Ma che cos’è la solitudine? E quali conseguenze comporta sul benessere fisico e psicologico? Alla prima domanda si può rispondere con le parole di Julianne Holt-Lunstad, docente di psicologia e neuroscienze alla Brigham Young University, Utah: «La discrepanza percepita fra il desiderato livello di connessioni sociali e quello effettivo». Semplice ma efficace. Significa d’altronde che non necessariamente ci si debba sentire soli se si è socialmente isolati e, viceversa, che non è la quantità a fare la differenza: ci si può sentire soli anche se chi ci sta intorno ci conduce in una tale condizione. Comunque sia, situazioni prolungate di solitudine possono mettere a rischio di “patologiche croniche”, per esempio esacerbando alcune condizioni di partenza. E alla fine aumentare perfino i livello di morte prematura.

Ad esempio, le persone sole mostrano una più alta pressione sanguigna e un maggior numero di disturbi cardiovascolari. Effetti attribuiti spesso al cortisolo, l’ormone dello stress per eccellenza: chi vive in quelle condizioni ne produce a livelli superiori. Uno studio del 2002 del National Institutes of Health ha, per esempio, dimostrato come i sistemi cardiocircolatori delle persone sole rispondessero meno acutamente ai test sullo stress, perché erano già vittime di pressione elevata.

Le persone sole possono anche essere più predisposte a contrarre malattie (come dimostra un’indagine del 2005 sui vaccini per l’influenza), per un’ipotesi che vedrebbe cortisolo e altri ormoni intervenire in modo nefasto nella distribuzione e funzione dei globuli bianchi. Oppure essere vittime di infiammazioni croniche, ritenute il punto di partenza di un gran numero di patologie. Dai soliti disturbi del cuore all’Alzheimer e perfino certe tipologie di cancro, così come l’artrite reumatoide e le parodontiti. Quando le persone si sentono sole, ha spiegato in un’indagine il ricercatore dell’Ucla Steve Cole, tendono a sfoggiare livelli più elevati del neurotrasmettitore noradrenalina, che abbatte le difese immunitarie e al contempo aumenta la produzione di certi tipi di globuli bianchi.

C’è infine il sonno: chi soffre di solitudine impiega più tempo ad addormentarsi rispetto a chi non vive la medesima situazione e mostra un’elevata propensione a soffrire di disturbi del ritmo circadiano. A sua volta, riposare poco e male conduce a una più bassa tolleranza al glucosio, che può guidare verso il diabete di tipo 2, e a elevati livelli di ormoni dello stress. Se prolungata nel tempo, la carenza di sonno può inoltre presentare il conto in età avanzata.

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Come fare a combattere la solitudine? La Commissione Cox propone una serie di misure di coinvolgimento nelle attività della comunità, anche a cadenza settimanale. Eppure, come ha spiegato Holt-Lunstad a The Cut, la solitudine non si combatte andando in giro per il quartiere in cerca di abbracci. Occorrono interventi precisi anche sul piano legislativo, come per esempio rendere le visite specialistiche e gli apparecchi acustici più economici (la perdita dell’udito è uno dei principali fattori di isolamento). Inoltre, la solitudine dovrebbe fare parte del percorso di studio dei medici, che avrebbero così il compito di indirizzare le persone verso le soluzioni più adeguate per assumere uno stile di vita sano. Ancora, occorrerebbe concentrarsi anche sulle scuole, unendo un’educazione sociale e psicologica a quella fisica: come essere buoni amici, come essere attivi e come coinvolgere gli altri.



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