Stai compilando un documento importante che devi consegnare al capo fra cinque minuti: sei concentratissimo, dovresti farcela. Arriva un collega e ti chiede di trovargli il contatto di quel cliente di cui avete parlato la scorsa settimana. Non bussa, non un per favore, né un grazie. Tu sei gentile e lo aiuti, ma le vene sulle tempie hanno iniziato a pulsare come un martello pneumatico e lo stomaco ha fatto una pirouette degna di Roberto Bolle.

Concentrazione persa. Sei costretto a riprendere il filo di ciò che stavi scrivendo.

Tempo inesorabilmente scaduto.

Una situazione familiare per molti, un piccolo spaccato del quotidiano lavorativo di tutti noi: sembra cosa da poco, ma il ripetersi di situazioni simili a questa può contribuire a polverizzare l’armonia sul posto di lavoro.

Quando qualcuno infrange le nostre aspettative, avvertiamo un senso di mancanza di rispetto ed etichettiamo il comportamento come scortese, maleducato, cafone. E anche se la cortesia è importante in tutti gli ambienti, il posto di lavoro è uno di quelli in cui ci aspettiamo di più: siamo infatti più pronti a imbestialirci quando un collega o un superiore si comporta in modo inadeguato.

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Una giornata che ti ricorda il valore della gentilezza in ufficio

Molti studi sono stati dedicati al ruolo della cortesia linguistica sul posto di lavoro, soprattutto nei Paesi anglofoni, dove questo aspetto è considerato cruciale. E sebbene sia importante ricordare che le generalizzazioni estreme quando si parla di linguaggio sono da evitare come la peste, sono stati osservati fenomeni curiosi, influenzati da una molteplicità di fattori come il ruolo professionale, l’età, la cultura, il sesso.

«Nei Paesi occidentali, ad esempio, quando si arriva al lavoro ci si aspetta un saluto e magari lo scambio di qualche battuta informale. L’assenza di uno di questi aspetti può creare un’ostilità che può riflettersi poi sulla performance lavorativa del gruppo» spiega Janet Holmes, professore emerito di Linguistica alla Victoria Università di Wellington (Nuova Zelanda) e una delle più grandi esperte al mondo del linguaggio sul posto di lavoro.

Negli uffici meglio stare attenti alle richieste e agli ordini, atti comunicativi molto spinosi che possono essere facilmente considerati scortesi. Meglio ricorrere in questi casi a forme indirette e condizionali perché gli ordini troppo secchi «possono provocare un’offesa anche fra colleghi che si conoscono bene e il risultato può essere una mancanza di collaborazione». Ovviamente ci sono dei distinguo culturali da tenere sempre presenti. «Esistono culture in cui lo status e il rispetto prevalgono sullo spirito di collaborazione e sull’amichevolezza: in questi Paesi gli ordini più diretti sono perfettamente accettabili» specifica Holmes.

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Fra gli elementi che incidono sulla cortesia vanno annoverati senza dubbio anche il sesso e il ruolo professionale. Le donne spesso parlano e scrivono in modo diverso dagli uomini e qualche differenza si può notare. «A livelli alti, quando si parla di manager e leader, sia gli uomini sia le donne hanno bisogno di sviluppare una serie di abilità comunicative avanzate e l’utilizzo della cortesia comunicativa con i colleghi di tutti i livelli diventa una necessità» spiega Judith Baxter, professore Emerito di Linguistica Applicata all’Aston University di Birmingham e autrice di Double-Voicing at Work. Power, Gender and Linguistic Expertise (Palgrave), «Le donne tendono a essere più caute e attente a quello che dicono e sono tendenzialmente più cortesi. Questo è anche determinato dal fatto che continuano a essere in minoranza nei ruoli di potere e sono per questo maggiormente controllate. Tendono quindi ad anticipare costantemente il modo in cui i colleghi potrebbero rispondere alle loro parole e sfruttano la cortesia per rendersi più benaccette agli occhi sia dei colleghi sia dei superiori».

Quindi quando si parla di cortesia, il gentil sesso sfoggia talvolta una marcia in più. In che modo? Date un’occhiata alla nostra gallery per scoprirlo.

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