È la prima volta che accade in 800 anni: a Oxford sono state ammesse più ragazze che ragazzi. Secondo i dati aggiornati al 2017 dell’Ucas, istituzione che si occupa delle procedure d’accesso agli atenei inglesi, l’università ha offerto la possibilità di iscriversi a 1275 ragazze e a 1165 ragazzi. La maggioranza femminile è stata confermata anche dai risultati dei test d’ingresso: sono state ammessi 1070 donne e 1025 uomini.

Un «sorpasso» storico: perché le donne potessero cominciare a laurearsi nell’ateneo inglese si dovette attendere il 1920, e fino al 1974 nella maggior parte dei college oxfordiani l’accesso era riservato agli studenti maschi.

«Quando sono stata per la prima volta a Oxford – ci spiega la professoressa Raffaella Folli, che a Oxford ha conseguito un master e oggi è rettore del Belfast/Jordanstown campus – c’erano ancora college che ammettevano solo donne, e che poi sono stati aperti anche agli studenti maschi. Tuttavia non ho mai avuto la percezione di un ambiente sessista. Sicuramente le donne, nelle università, sono partite da una condizione di svantaggio, ma la storia ha favorito un ribilanciamento. Il problema, oggi, rimane, non negli ambienti accademici, ma nelle più alte sfere del potere, da cui le donne continuano a rimanere escluse».

Secondo la professoressa, se finora il numero delle donne è stato inferiore a quello degli uomini, la responsabilità è stata anche delle scuole superiori. Il sistema per l’iscrizione a Oxford è piuttosto complesso: all’ultimo anno delle scuole superiori, gli applicants, le aspiranti matricole, possono fare domanda all’Università, ma solo se i professori li ritengono abbastanza bravi. In questo honour system, «probabilmente le scuole superiori tendevano a privilegiare gli studenti maschi, e a mandare avanti loro. Credo che ci sia stato un tentativo di bilanciare la situazione, che sia cambiato l’atteggiamento degli insegnanti». E, oggi, addirittura il vice-chancellor dell’Università di Oxford è una donna, Louise Richardson.

Certo è che, per secoli, Oxford sia stato il «il baluardo del maschilismo, sia per quanto riguarda il corpo docente, che gli studenti – conferma Nicola Gardini, professore di Letteratura italiana e comparata all’università di Oxford e scrittore (è autore di Viva il latino e Con Ovidio, edizioni Garzanti) -. Solo negli ultimi decenni è stata adottata una politica di revisione, che ha stimolato le donne a fare domanda. Ormai a Oxford ci sono tantissime donne che occupano incarichi prestigiosi, la popolazione femminile è cresciuta enormemente ed è caduta la distinzione tra college maschili e femminili».

Non solo: si sta assistendo anche a un nuovo trend: «Non si tratta solo di dare spazio alle donne, ma anche – attraverso misure linguistiche e retoriche – ad altre forme di identità sessuale: non solo female e male, maschio e femmina, ma anche other gender, altro genere. L’ambiente anglosassone è attento alle minoranze e al rispetto della specificità di ciascuno».

Secondo Gardini, alla base del sorpasso delle donne c’è anche il superamento di una forma di auto-censura:  «La società inglese rimane molto conservatrice, la divisione di classe è molto sentita e c’è un’inerzia sociale accentuata. Quello che non si è mai fatto, non si fa. In un contesto simile, molte volte le donne si auto limitavano, e nemmeno provavano a fare la domanda di ammissione. Quindi sì, sicuramente è cambiato l’atteggiamento delle scuole, ma anche il modo in cui le studentesse si percepiscono: sanno di poter finalmente ambire a traguardi più prestigiosi».



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