La “Women’s March”, la marcia delle donne, torna a percorrere l’America come un fiume, ma un anno dopo e nell’anniversario della presidenza Trump il messaggio si fa appello, al voto prima di tutto, in vista delle elezioni di midterm a novembre che possono cambiare gli equilibri al Congresso.

E allora il rosa dei berretti simbolo della contestazione che un anno fa portò milioni in piazza in tutto il mondo restano -da Washington a New York passando per Chicago, Denver, Seattle, Dallas Los Angeles- però gli slogan inneggiano all’immigrazione come linfa vitale del Paese, alla protezione dei ‘Dreamers’, al cambiamento.

 

È cresciuto così in 12 mesi quel movimento che vedeva l’alba all’indomani dell’ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca, attraverso un attivismo non sempre troppo rumoroso ma costante e che passa adesso anche per l’hashtag ‘metoò, fino alla chiamata delle donne a candidarsi.

La senatrice democratica Kirste Gillilbrand di New York sintetizza così l’appello: «Per cambiare il sistema dobiamo cambiare gli attori, portare più donne al tavolo». A Washington il raduno è a metà mattinata presso il Lincoln Memorial, ma già nelle ore precedenti il centro della città è punteggiato da gruppi di donne e uomini diretti verso il luogo d’incontro all’estremità del Mall, con cartelli e slogan e alcuni con indosso l’ormai riconoscibile cappello rosa. L’obiettivo è arrivare alla Casa Bianca: nel primo pomeriggio alcune migliaia di manifestanti sostano davanti all’ingresso Nord in Pennsylvania Avenue.

 

Il presidente Trump è nella residenza, causa shutdown non è partito per Mar-a-Lago dove si sarebbe dovuto unire alle celebrazioni per l’anniversario. Invece twitta e, a suo modo, si unisce allamarcia e la ‘dirotta’ sui successi della sua presidenza: «Tempo magnifico in tutto il nostro grande Paese, giornata perfetta per tutte le donne in marcia. Andate e celebrate il successo economico senza precedenti e il benessere realizzato negli ultimi 12 mesi. Il più basso livello di disoccupazione femminile in 18 anni!», scrive.

Nella capitale in piazza non c’è la marea umana che ha impressionato il mondo un anno fa, il movimento è però fatto di rivoli inarrestabili che quest’anno scorrono vigorosi da Nord a Sud, da Est a Ovest. Massiccia la mobilitazione a New York con il maggiore corteo che ha attraversato il cuore di Manhattan, a Chicago dove lungo la centrale Columbus Drive hanno marciato 250mila persone. A Seattle, a Los Angeles dove la folla scandisce «Sì, se puede» (‘Yes, we can’ in spagnolo), a Dallas, a Denver, a Fildelfia. 

LE STAR DI HOLLYWOOD Scarlett JohanssonNatalie PortmanEva Longoria. Sono alcune delle attrici che hanno partecipato e preso la parola davanti a 600mila persone durante la manifestazione di Los Angeles a sostegno della campagna ‘Time’s Up’ (‘Il tempo è scaduto’), dedicata alle persone molestate sessualmente sul lavoro.

La marcia è stata organizzata ad un anno dalla prima ‘Women’s March’, quando moltissime donne in ogni parte del mondo protestarono a poche ore dall’insediamento di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti. Altre iniziative di protesta al femminile sono state in programma anche a New York e a Washington

Secondo le pagine Facebook degli eventi, nella Grande Mela si attendevano oltre 41mila partecipanti, mentre 12mila erano attesi nella capitale statunitense e circa 30mila a Los Angeles. Dove, invece, come twittato dal sindaco della città, Eric Garcetti, sono state 600mila le persone che hanno deciso di scendere in strada.


Domenica 21 Gennaio 2018, 12:05 – Ultimo aggiornamento: 21-01-2018 16:41
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