Harald Gasser è l’esempio che le rivoluzioni possono nascere dal piccolo. E a volte quasi per caso. Ha 40 anni, è sorridente con occhi chiari e brillanti come quelli di sua moglie Petra, che lo accompagna a una delle conferenze di Care’s, l’incontro in Alta Badia dal 14 al 17 gennaio dedicato all’etica del cibo ideato dallo chef Norbert Niederkofler. Aveva 25 anni quando lavorava come assistente sociale e quasi per divertimento piantò una manciata di semi di cotone.

Vide che gli piaceva e cercando su internet conobbe una Onlus austriaca che si occupa della riscoperta di antichi semi.

Li prese tutti, erano 200 varietà di frutta e ortaggi, e li piantò in un piccolo orto di 16 metri quadrati nel maso di famiglia. A Barbiano, piccolo paese vicino a Chiusa in Alto Adige i suoi genitori coltivavano in maniera tradizionale e allevavano 5 mucche. Un cuoco che aveva visto il suo piccolo orto gli chiese di comprare la verdura. Iniziò così a diventare un coltivatore.

Ora Harald coltiva come in pochi lo fanno. La sua è una connessione con la terra, che quando la provi – dice – allora fare il contadino diventa un lavoro magnifico e felice. E lo fa in modo che alcuni clienti dei ristoranti riforniti dalla sua verdura si hanno guidato per 50 chilometri di macchina per andare a vedere come faceva a far crescere della verdura così. Oggi ha deciso che non vuole limitarsi solo al suo orto, ma vuole costruire un modello di rinascita che possa coinvolgere tutta l’Italia. Ecco come è continuata la sua storia:

Cosa è successo quando hai iniziato a coltivare su più larga scala?
«A quel punto dal mio wild garden sono passato alla monocoltura. Ho coltivato un intero campo a pomodori e un altro tutto a patate. E fu un disastro: insetti, malattie. Ho chiesto una consulenza e mi hanno detto che avrei dovuto usare i pesticidi. Gli studi tradizionali dicono che se vuoi aumentare la tua produzione del 20% devi usare il 50% di prodotti chimici in più. Io ho pensato che se le cose stavano così, allora potevo tornare a fare l’assistente sociale, ma mi piaceva troppo coltivare: ho fatto un corso di permacultura e ho iniziato ad usare alcuni dei loro principi per il mio orto».

Per esempio?
«Ho abbandonato la monoculura, metto tutto insieme, e alcuni ortaggi in particolare che vanno bene tra di loro, per esempio il pomodoro insieme al basilico, ma poi ci aggiungo il sedano rapa e la cipolla. Coltivo 600 varietà di verdure, ho 18 tipi di carote. Non uso niente che sia chimico, ma uso ogni centimetro di terra, e appena è pronta una coltivazione la sostituisco con un’altra. Ho una produzione maggiore del 300 % rispetto alle coltivazioni tradizionale».

LEGGI ANCHE

Cambio vita e mi do alla permacultura

Perché non fanno tutti come te?
«Perché coltivare così, per esempio strappare ogni erbaccia a mano, è lungo e faticoso. Per questo è un sistema che può funzionare solo in piccolo».

Quindi come si fa ad adattare il tuo metodo alla produzione su larga scala?
«Secondo la WHO, Wolrd Health Organization nel futuro saranno i piccoli contadini che nutriranno il mondo. Ma se siamo tanti piccoli, insieme diventiamo grandi. Quello che sto provando a fare in Alto Adige è organizzare un gruppo di contadini che producano in questo modo e vendano i loro prodotti in un primo negozio a Bolzano. E da qui esportare in tutta Italia questo modello. A Roma un ragazzo di 25 anni che ha sentito parlare di me è venuto a vedere cosa faccio e ora ha un suo orto».

Ti vedi come fulcro di un cambiamento a livello nazionale?
«Sì è quello che vorrei, io credo molto nell’Italia, è il Paese in Europa che ha ancora la possibilità di staccarsi dall’agricoltura convenzionale e di lavorare sul cibo buono».

Come vedi l’Italia del futuro?
«Piena di piccoli orti che producono verdure che fanno bene»

Nelle città più grandi sembra difficile applicare il tuo progetto
«Ci sono tanti progetti, per esempio a Milano, per creare orti dentro le città. Anche in un metro quadrato in balcone si possono coltivare 50 chili di patate. Ovviamente non saranno quegli orti a rifornire le città, ma possono essere un sostegno alle coltivazioni dell’hinterland».

Si dice che nessuno voglia più fare il contadino
«Se il contadino va solo in giro con le macchine, non ha contatto con la terra, perde fiducia nella natura e l’idea di gratitudine per i suoi frutti, allora è difficile. Se non guadagni molto e in più lavori come se lavorassi in fabbrica, non funziona. Invece sono tanti quelli che vogliono tornare a toccare la terra».

Tu guadagni abbastanza?
«Abbastanza per stare bene con una famiglia con due bambini, per vivere sereni, permettersi degli extra e andare in vacanza. E poi è importante sapere che posso nutrire i miei figli con un cibo che gli fa bene».

Come sono le tue verdure?
«Sono vive, sono piene di nutrienti al punto che saziano di più. Le verdure convenzionali sono piene di acqua, le mie sono pura energia».

Le tue verdure costano di più di quelle tradizionali?
«Solo un po’. In Italia spediamo il 35% dei nostri soldi in cibo, e siamo già bravi, perché per esempio in Germania spendono solo il 14%, ma dobbiamo tornare a pensare che il cibo è la cosa più importante. È quello che mettiamo nel nostro corpo ogni giorno, la qualità del cibo dovrebbe essere la nostra prima preoccupazione». Foto: IDM Bolzano

Qui Harald Gassner con lo chef Norbert Niederkofler nel progetto Storie di Alta Quota di Miele:
https://www.youtube.com/watch?v=fnpKfa7_QKQ



Continua a leggere