Versace, la serie sull’omicidio di Gianni al centro delle polemiche

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«Cosa sarebbe la Casa Versace senza di te?». «Saresti tu».

Sta in uno dei dialoghi di uno dei tanti trailer de “The assassination of Gianni Versace: American Crime Story”, in onda in Italia da venerdi 19 gennaio su Fox Crime, l’essenza del “passaggio di testimone” avvenuto nella maison Versace all’indomani della morte del fondatore e direttore creativo, Gianni Versace.
Il designer fu freddato a Miami, davanti all’ingresso della sua Villa Causarina, il 15 luglio 1997 mentre, a Roma, Donatella supervisionava gli ultimi dettagli della sfilata che si sarebbe tenuta da lì a qualche giorno sulla scalinata di Piazza di Spagna.

Il dialogo in questione avviene, nella fiction, tra Gianni Versace (Edgar Ramirez) e la sorella Donatella, che nella serie Tv è interpretata da Penelope Cruz. Ed è l’emblema del cordone ombelicale, quello tra fratello e sorella, che ha nutrito la carriera di Gianni Versace fin dai suoi inizi – disegnava, infatti, vestiti per Donatella – e, pur essendosi allentato nel corso di questi vent’anni, con Donatella Versace a tenere salde le redini della maison, non si è mai spezzato, come dimostrato dalla sfilata P-E 2018 della collezione donna della Medusa: una sfilata-tributo (a 20 anni dalla morte di Gianni, ndr) che ha visto in passerella le muse del creativo – Naomi Campbell, Cindy Crawford e Claudia Schiffer, per citarne alcune – in una celebrazione a tutto tondo della sua genialità mai tramontata.


La serie, prodotta dal network americano Fx e diretta da Ryan Murphy, è tratta dal libro “Vulgar Favors: Andrew Cunanan, Gianni Versace, and the Largest Failed Manhunt in U. S. History” (1999), della giornalista Maureen Orth, firma di Vanity Fair che decise di tracciare un ritratto di Andrew Cunanan, autore di cinque omicidi tra Minneapolis e South Beach, trovato morto dalla polizia di Miami e dichiarato suicida otto dopo l’ultimo delitto, proprio quello di Versace. “The assassination of Gianni Versace” racconta l’ossessione sviluppata da Cunanan nei confronti del creativo italiano ( i due pare si fossero incrociati tempo prima a San Francisco, all’Opera) e l’omicidio. Soprattutto, ancor prima del debutto negli Usa (il 17 gennaio) è già molto controversa.


La prima e più importante controversia è quella con la famiglia Versace, che tra l’8 e il 10 gennaio ha rilasciato ben due note stampa per prendere le distanze dal prodotto televisivo. «La famiglia Versace non ha autorizzato nè ha avuto alcun coinvolgimento nella serie televisiva dedicata alla morte di Gianni Versace. Dato che Versace non ha autorizzato il libro da cui è parzialmente tratta, e non ha preso parte alla stesura della sceneggiatura, questa serie televisiva deve essere considerata un’opera di finzione», si legge nel primo comunicato, inviato a caldo in occasione della première di Los Angeles. Il secondo è più dettagliato e accusa Maureen Orth di speculazioni e fame di sensazionalismo : «La casa produttrice dichiara di essersi affidata al libro di Maureen Orth, un libro pieno di gossip e speculazioni – si legge -. Orth non ha mai acquisito alcuna informazione dalla famiglia Versace e non ha basi per raccontare la vita privata di Gianni Versace o degli altri membri della famiglia. Nel tentativo di creare una storia sensazionale, presenta pettegolezzi pieni di contraddizioni». Tra cui, dicono da Versace, «illazioni sulle condizioni mediche di Gianni», basate sulle dichiarazioni di una persona che afferma di aver esaminato i risultati di un test medico post mortem «di dubbia esistenza». A rispondere è stato Murphy, regista e produttore esecutivo, sulle pagine di Entertainment Weekly , dicendo che la serie è basata su un libro “non fiction”. Lo stesso ha raccontato come la protagonista femminile, Penelope Cruz, abbia chiesto a Donatella Versace il placet per interpretarla sul piccolo schermo. E di come la direttrice creativa della maison abbia inviato alla Cruz un mazzo di fiori in occasione dei Golden Globes.

Quella tra la famiglia e la produzione è l’unica polemica in corso: la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, che si occupa della conservazione e della tutela della Cattedrale, ha rifiutato di ospitare le affissioni della serie Tv giudicandole non adatte. È stato proprio il Duomo a ospitare, il 23 luglio del 1997, i funerali di Versace.

© Riproduzione riservata

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