Alessandro Grosso, 41 anni, autista di Sanremo, è morto di morbillo. Succede in media, ogni anno, a circa uno o due pazienti italiani, su mille infetti (bambini e adulti), di morire per l’evoluzione critica della malattia. Nel 2017, in Italia, su 4575 casi di morbillo (l’età media di chi l’ha contratto è di 27 anni), sono stati accertati in totale 4 casi di decesso per complicanze: la mortalità è dello 0,1% -0,2%.

Grosso, che aveva seri problemi respiratori, è stato colpito da una polmonite, ma non c’è nessun allarme per la popolazione, come ha confermato l’Asl 1 di Imperia: «Non siamo in presenza di una epidemia da morbillo: sono stati registrati alcuni casi di questo virus la cui insorgenza non ha alcuna corrispondenza con il contestuale picco di influenza stagionale».

Nelle ultime settimane, in provincia di Imperia si sono verificati numerosi casi di morbillo, con alcuni contagi anche in ospedale. Sono stati 4 i casi diagnosticati, poco prima di Natale, nei reparti di Ostetricia-Ginecologia dell’ospedale di Sanremo. Il sintomo che caratterizza la malattia è un’eruzione cutanea, anticipata da sintomi che ricordano quelli di raffreddore e influenza. Le macchioline rosse partono dalla testa e in 4-7 giorni si diffondono in tutto il corpo. Queste manifestazioni si sviluppano in genere 10-12 giorni dopo l’esposizione a una persona infetta e continuano per circa una settimana – 10 giorni.

«Il morbillo – aggiunge l’Asl -, come confermano i dati epidemiologici a livello nazionale, è una malattia che se non presenta complicazioni può essere trattata con riposo e terapia sintomatica, senza ricovero. In caso di sintomi respiratori importanti è raccomandabile rivolgersi al proprio medico di famiglia o al pronto soccorso. Ricordiamo che il morbillo è una patologia per la quale in caso di infezione è possibile mettere in atto solo la terapia sintomatica. La vera prevenzione viene assicurata dalla copertura vaccinale della collettività».

LEGGI ANCHE

Roberto Burioni: ecco le 4 «schiocchezze» sui vaccini

Lo conferma anche Giovanni Maga, responsabile della Sezione Enzimologia del DNA & Virologia Molecolare presso l’Istituto di Genetica Molecolare IGM-CNR di Pavia e professore a contratto di Biologia Molecolare all’Università di Pavia.

Quale è il rischio per gli adulti? 
«Il virus è lo stesso ma in età adulta dà una sintomatologia più grave e possono insorgere complicanze più serie. Per questo è importante la copertura vaccinale dei bambini, che così non contribuiscono a diffonderlo. Se il paziente deceduto soffriva di insufficienza respiratoria, siccome il morbillo è spesso causa di polmonite quando infetta gli adulti, la concomitanza delle due condizioni è stata fatale».

Gli adulti non vaccinati possono ricorrere al vaccino?
«Negli adulti il vaccino ha un’efficacia più bassa. Oltre una certa età non viene consigliato fortemente, anche se è possibile farlo e ci sono strategie vaccinali raccomandate anche per adulti».

A tutti o qualcuno in particolare?
«Solo agli adulti che hanno una particolare propensione a sviluppare complicanze gravi, come quelle immunocompromesse, o con patologie cardiache e polmonari, o con il diabete. Oppure a quelli che vivono in un ambiente dove corrono dei rischi, come gli anziani in casa di riposo o i nonni con tanti bambini in casa. Ma non è una strategia operata in massa: la protezione di gregge si costruisce partendo dall’età infantile. Se la vaccinazione viene fatta ai bambini, questi sono protetti per tutta la vita, e si crea anche un effetto tampone che blocca circolazione del virus».

LEGGI ANCHE

Vaccini, la parola a due mamme e un esperto

L’immunità di gregge è un traguardo lontano per quanto riguarda il morbillo?
«Per il morbillo non è mai stata raggiunta la soglia del 90% che darebbe la sicurezza di evitare epidemie. Se la soglia diminuisce, possono aumentare i casi che coinvolgono gli adulti. L’immunità di gregge non protegge soltanto la persona che si vaccina ma anche chi le sta intorno».

Quale soglia è stata raggiunta?
«Siamo arrivati sopra l’80%: negli ultimi anni c’è stato il calo di qualche punto percentuale. Ma il morbillo è uno dei virus più infettivi, e anche una minima flessione della soglia è stata sufficiente a far sì che la scorsa primavera l’Italia fosse il paese europeo con il maggior numero di casi».

In quanti casi il morbillo è letale per gli adulti?
«Secondo le stime, il rischio di mortalità nell’adulto è circa 4 o 5 volte più elevato che nel bambino, anche se bisogna sempre tenere conto della vulnerabilità individuale. Maggiore è l’età della persona colpita, maggiore è il rischio di complicanze».



Continua a leggere