«Oggi vi auguro #BuonaDomenica mostrandovi in anteprima il nostro simbolo per le #elezioni del 4 marzo. Anche con questa nuova legge elettorale votare è molto facile: basta barrare il logo di Forza Italia». Silvio Berlusconi lo scrive su Twitter, prima del vertice ad Arcore con Salvini e Meloni, e pubblica così in anteprima il nuovo logo di Forza Italia dove sotto il nome del partito spicca questa dicitura in blu: «Berlusconi presidente». Ma c’è (almeno) un però. Il Cavaliere è tecnicamente interdetto alla candidatura in Parlamento fino al 2019.

Lo dice la legge Severino, dopo la condanna in via definitiva per evasione fiscale nell’ambito del processo Mediaset. Berlusconi, ricordiamo, ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che sta esaminando il suo caso, ma la sentenza non è attesa a breve.

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Secondo Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, qualsiasi ragionamento non può prescindere da questo e bisogna attenersi alla situazione di oggi: «Qualunque governo verrà fuori dalla prossime elezioni, Berlusconi non potrà né esserne premier, né potrà avere altri ruoli perché la legge Severino esiste, lo ha reso incandidabile, e quindi va applicata». E «l’inganno», contenuto nel simbolo del partito, per il costituzionalista è doppio: fa credere agli elettori di avere la possibilità di scegliere un presidente del Consiglio e in più che lui, nello specifico, possa essere quel presidente. «Indicare il possibile capo di governo poteva avere senso fino a qualche tempo fa, finché ha retto il sistema bipolare: centrodestra vs centrosinistra», continua Azzariti, «ma oggi il Rosatellum prevede altro. Il giorno dopo le elezioni non c’è nessun vincitore, si dovrebbe quindi puntare sulla definizione del programma di governo e non sul presidente».

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Più onesti, a questo punto, sono tutti quei partiti che non danno l’indicazione di un premier specifico, ma fanno un eventuale riferimento al leader scegliendo la formula «con». Un esempio? «La lista + Europa “con” Emma Bonino o Liberi e Uguali “con” Pietro Grasso». Il nuovo logo di Forza Italia, anche se «genera un’ulteriore confusione», per il giurista è però legittimo. «Il simbolo passerà – come da prassi – al vaglio del ministero dell’Interno, ma la legge sulla presentazione dei simboli elettorali è di 61 anni fa». E, a quel tempo, doveva rispondere a logiche diverse. «La legge del 1957», aggiunge, «garantisce che i simboli presentati non possano essere confusi con altri, ma fa riferimento solo a una similitudine grafica. In questo caso, invece, l’errore sarebbe indotto dall’informazione non veritiera scritta nel simbolo».

Della stessa opinione anche Enrico Brambilla, capogruppo del Partito Democratico in Regione Lombardia: «Questo simbolo crea un cortocircuito dal punto di vista della comunicazione. Scrivere “Berlusconi presidente” è fuorviante, trae in inganno l’elettore. La campagna elettorale non poteva iniziare in modo migliore».

Intanto il vertice ad Arcore si è concluso con una foto dei tre leader sotto l’albero di Natale. E una «piccola vittoria» per il Leader della Lega: la coalizione (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e quarto Polo, ndr), su richiesta imprescindibile di Salvini, chiederà «la revisione del sistema pensionistico cancellando gli effetti deleteri della Legge Fornero». Inoltre,  i leader si sono trovati d’accordo su «meno tasse, meno burocrazia, meno vincoli dall’Europa, e difesa del made in Italy». Per quanto riguarda le regionali, invece, il centrodestra si presenterà «con candidati comuni e condivisi». Il Lombardia? Maroni potrebbe non ricandidarsi per un bis «per motivi personali». Staremo a vedere.





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