#KizArt, l’arte visiva spiegata ai bambini

[widget id=”text-16″]

 

 

Conoscere ed educare con l’arte contemporanea e, in particolare, attraverso la video arte. Sono questi due degli obiettivi di KizArt, uno dei tre filoni voluti da Monique Veaute, ideatrice di Digitalife, la sezione del Romaeuropa Festival dedicata all’arte digitale, alle nuove tecnologie e alla ricerca scientifica, in corso a Palazzo delle Esposizioni, a Roma, fino al 7 gennaio.

c7dfc316-c41e-4929-b438-1fd7b0588e2bGiunta all’ottava edizione, Digitalife si è infatti presentata al pubblico suddivisa in tre sezioni: quella più classica, con sei installazioni, alcune immersive e altre di video arte, in una complessa articolazione di architetture audiovisive e ambienti digitali; una selezione di opere video della Biennale del’Image en Mouvement del Centre d’Art Contemporain di Ginevra con tredici titoli che hanno fatto il loro debutto alla BIM 2016, per lo più inediti in Italia, che esplorano la centralità dell’immagine nella cultura contemporanea; infine, i ventitre titoli della rassegna KizArt, la video arte per i più piccoli, a cura di Raffaella Frascarelli per Nomas Foundation.

 

0445f897-bc47-4d42-87b7-8179d92c006c

 

Concepita come una piattaforma, KizArt ha infatti invitato specialisti dell’arte contemporanea – collezionisti, artisti, storici dell’arte, curatori e giornalisti – a suggerire un video considerato idoneo alla visione dei bambini di età compresa tra 0 e 14 anni, con l’obiettivo di proseguire il percorso di self-education sostenuto da Nomas quale strumento per dotarsi sin da piccoli dell’attitudine a problematizzare la realtà.

Attraverso la video arte, i bambini e le loro famiglie hanno così potuto accedere allo spazio dei linguaggi visivi, apprendendo nuovi percorsi emotivi, imparando a costruire relazioni cognitive, traducendo intuitivamente la ricchezza legata alla crescita, stimolando l’immaginazione e coltivando la fiducia.

Tra i video proposti anche quello di Martin Creed dal titolo It’s You (2011) in cui un canto natalizio-antinatalizio ricorda quanto l’individualismo sia forte pure durante il Natale, tradizionalmente l’occasione per condividere e stare insieme.

 

 

“La speranza è che questa esperienza consenta loro di appropriarsi in modo naturale del vocabolario artistico e di formare un gusto personale che consenta all’arte di trasformarsi in nutrimento per la soggettivazione” – spiega Raffaella Frascarelli – “la fascia di età dai 0 ai 14 anni, a ridosso di quella dei Millenials, è quella dei cosiddetti nativi digitali, coloro che hanno, più di qualunque altra generazione, un contatto con la cultura visiva che è immersiva e, alcune volte, addirittura ossessiva. La selezione di video che abbiamo proposto ha consentito loro di comprendere cos’è un video ma soprattutto l’arte contemporanea che non parla lo stesso linguaggio delle altre epoche artistiche. È un linguaggio in cui l’arte ha incontrato la vita e conosce la vita. Gli artisti contemporanei, soprattutto quelli che si occupano di video arte, trattano anche temi di natura politica, oltre che culturale e quindi interessano i bambini, in quanto futuri adulti, le famiglie, le scuole e, in senso più allargato, la società”.

 

e6ffa2f5-9fdd-400a-8df3-7595a8de4d74

 

L’intento è quello di alfabetizzare i più piccoli alla cultura visiva, fornendo loro anche un lessico visivo dell’arte. “I bambini oggi vengono principalmente intrattenuti e non educati, cosa che rischia di trasformarli in soggetti passivi. Portarli ad avere una soglia di attenzione importante, perché in questi casi non si trovano davanti all’entertainment del cartone animato, è importante. Dietro l’arte contemporanea non ci deve essere necessariamente una spiegazione, anche se naturalmente i video hanno una sinossi per lo più rivolta agli adulti. I bambini, però, nutrendosi di quelle immagini introiettano già una significazione, attraverso la quale possono soggettivare quello che loro sentono”, continua ancora la Frascarelli.

b340903a-0222-4048-b4b7-3472ccc2c042La risposta da parte delle scuole, però, è stata debole. “Hanno risposto in poche, anche se bisogna tenere in considerazione che si trattava di una prima esperienza, che spesso le uscite didattiche vengono programmate nella seconda parte dell’anno scolastico e soprattutto bisognerà valutare come superare la barriere del museo perché se da una parte gli spazi museali informano, dall’altra allontanano poiché non tutti hanno gli strumenti per individuare il museo come un luogo di self-education. In questo anche le istituzioni dovrebbero fare la loro parte, riscoprendo come una leva culturale autentica sia in grado di creare un capitale culturale collettivo, prima ancora che economico”, afferma la Frascarelli.

“Il 2017 ha segnato una svolta sia per Digitalife che per il Romaeuropa Festival. L’edizione appena conclusa del Ref è stata un successo di pubblico, tanto che la  biglietteria è stata la seconda fonte di finanziamento della Fondazione Romaeuropa. Digitalife, con l’edizione in corso,  ha confermato il suo interesse per l’intelligenza artificiale e nel futuro potenzierà la sua ricerca in questa direzione, affiancandola al lavoro di ricerca che è al centro della Scuola Sant’Anna di Pisa”, dice Monique Veaute.

Tra i progetti della Fondazione Nomas per il 2018, invece, ci sono un simposio in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma dal titolo “Educare all’arte: l’arte di educare”, che metterà a confronto accademici, educatori e specialisti dell’arte contemporanea sulle criticità e sulle prospettive socio-politiche della cultura visiva, e a maggio, in concomitanza con i cinquant’anni dal ’68, una Factory aperta alla città, dove ci si interrogherà anche su cosa sia rimasto oggi di quel cruciale momento storico “perché le donne hanno sempre dimostrato di avere una grande determinazione e un grande senso di responsabilità nei confronti della collettività”, conclude Raffaella Frascarelli.




[widget id=”text-17″]

Continua a leggere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *