Il tabù delle mestruazioni secondo Marinella Manicardi


Il legame tra donna e colpa risale ai tempi della Genesi biblica. Secondo la religione cattolica Eva avrebbe condannato tutte noi a partorire con dolore e a subire tra le 200 e 500 mestruazioni per tutta la vita. A questo fenomeno è legato anche un forte tabù. Non si parla di questa “cosa da donne”, anzi: non si parla con queste donne in quei giorni, punto. Credenze popolari e modi di dire ancora oggi in voga in alcune parti del mondo ci fanno capire che il pregiudizio e il tabù sulle mestruazioni è sempre in agguato.

Marinella Manicardi ha dedicato un libro al tabù delle mestruazioni, “Corpi impuri”, raccogliendo materiale storico ma anche sue performance teatrali per cercare di alleggerire l’importante discussione sulle donne e i loro diritti, anche in “quei giorni”.

Innanzitutto, facciamo il punto. “Con il termine mestruazione indichiamo la perdita mensile di sangue dalla vagina per tutte le donne in età fertile: mestruo da mens, mensis, mensile. Precisiamo: non mensile, come suggerisce il nome, ma ogni 28 giorni, quindi in un anno ci sono 13 mestruazioni e non 12“.

Manicardi fa notare che si tratta di un’informazione importante a livello economico. Infatti, seppure si mal sopporta la parola “mestruazioni”, queste richiedono l’utilizzo di circa 11-18mila assorbenti per i 35 anni medi di fertilità di una donna, per una spesa pari a circa 1.260 euro pro-capite.

Ma, nonostante l’affare lucrativo, anche le aziende fanno fatica a parlare della loro fonte di business. Basta guardare la pubblicità. L’autrice fa notare come i copywriter si destreggino tra misteriosi giochi di parole come “La tua nuova idea di libertà“, “Affronta sicura le occasioni della vita“, “In quei giorni sei serena come sempre” fino alla complessità di “La morbidezza di un petalo e l’asciutto che vuoi tu“. Ovviamente niente sangue: per dimostrare il funzionamento degli assorbenti si usa un liquido pacifico e rassicurante, ma soprattutto blu.

“Questo fenomeno assolutamente naturale, che più naturale di così non si può, è tra i più censurati, e come la morte, la malattia, il sesso – tutti argomenti di cui si parla con difficoltà – è sottoposto a censura linguistica”, scrive Manicardi

Nel corso dei secoli l’umanità ha trovato i modi più vari di chiamare le mestruazioni. Ne “Le brutte parole“, tesi di laurea di Nora Galli de’ Paratesi, edito da Giappichelli e uscito poi come Oscar Mondadori, ne sono elencati diversi italiani e stranieri (noi qui ve ne abbiamo spiegati alcuni). Anche per il menarca, la prima mestruazione di una figlia, si usavano astruse e pericolose perifrasi come “è caduta dalle scale”.

Nel corso della storia umana la donna mestruata è stata spesso emarginata. Si pensava che un suo tocco aveva il potere di far marcire zucche e raccolti, impazzire la maionese, far appannare uno specchio, far nascere un bambino strabico.

Sono gli uomini i primi a provare imbarazzo e ribrezzo dinanzi alla parola mestruazioni. Forse perché, con l’arrivo del menarca, c’è un distacco dal padre – fa notare l’autrice – “visto adesso come possibile pretendente: interviene l’inconscio tabù dell’incesto presente in tutte le culture, e l’argomento mestruazioni/sessualità viene dunque censurato“.

Secondo Tetrulliano il sangue mestruale è la prova del Peccato Originale di Eva. Il nesso mestruazione-colpa dura ancora oggi, credenti o laici non importa. E ciò comporta delle conseguenze: le donne sono interdette dalle cariche di comando nel mondo religioso. “Tra la donna e il sacro ci sono di mezzo le mestruazioni. Tra le mestruazioni e il sacro c’è di mezzo un tabù“. Basti pensare all’iconografia cristiana, intrisa di sangue, ma non quello mestruale.

Per lungo tempo il tabù sulle mestruazioni e il pregiudizio sulle donne ha steso la sua ombra lunga anche sul lavoro. Fino al 1963 era vietato l’ingresso alle donne in un’aula di magistratura. La legge diceva che “fisiologicamente tra un uomo e una donna ci sono delle differenze nella funzione intellettuale, e questo specie in determinati periodi della vita femminile“. Oggi per fortuna si inizia a parlare di congedo mestruale

In un nuovo “umanesimo” per dirla con Margaret Atwood, le donne hanno il potere di lottare per se stesse, per l’abolizione della Tampon Tax, per le proprie libertà (così come hanno fatto le pioniere del volo o le prime scalatrici), per la propria dignità come nel caso Weinstein. Ma soprattutto possono cambiare la lingua che racconta la propria natura, smontando pezzo dopo pezzo la paura di parlare di mestruazioni.



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