C’era una volta il problema del bullismo. Oggi, purtroppo, c’è anche quello del cyberbullismo. Sì, perché con le tecnologie attuali la tendenza a prevaricare e umiliare gli altri, propria del bullo, ha trovato nuovi mezzi e modalità di espressione. Spesso anche peggiori, perché chi minaccia o calunnia in rete può puntare a una maggiore diffusione del suo messaggio e, al tempo stesso, può scegliere di rimanere anonimo. In più, non avendo la propria vittima davanti – e quindi non guardandola negli occhi e non cogliendone alcune espressioni del viso o del corpo – è più facile che non sia frenato da alcun sentimento di compassione.

E che quindi, in sostanza, possa infierire ancora di più. Lo hanno spiegato in un recente libro, “Bulli e cyberbulli, ora basta!” (EPC Editore), gli psicologi e psicoterapeuti dell’Aied di Roma Maurizio Costantini e Antonella Gianandrea.

Cosa possiamo dire, in generale, dei bulli?
«Sono ragazzi che non riescono a gestire le emozioni in modo positivo» risponde Maurizio Costantini. «Dimostrano di non provare empatia nei confronti degli altri e, per sentirsi più forti e attirare l’attenzione su di sé, si comportano in maniera aggressiva e umiliano.»

Cosa porta un ragazzo a comportarsi da bullo?
«Le cause sono varie: di certo è determinante il contesto nel quale vive un ragazzo. Spesso dietro un adolescente che si comporta da bullo c’è un ragazzo che ha problemi in famiglia o che magari, all’interno delle mura domestiche, è il primo ad essere prevaricato, umiliato o addirittura aggredito.»

Quali sono le vittime preferite dei bulli?
«Spesso si crede che le vittime di bullismo siano persone timide, introverse e passive e invece non è sempre così. A volte può essere vittima di bullismo anche un ragazzo dall’atteggiamento provocatorio o iperattivo. Resta però il fatto che, il più delle volte, il bullo tende a prendersela con chi sembra più debole, con chi non sta dalla sua parte, con chi tifa per una squadra diversa, con chi ha caratteristiche culturali e sociali differenti o persino con chi ha un temperamento più riflessivo e riservato.»

Si può prevenire il bullismo in famiglia? Come?
«Sì. Dimostrando ai propri figli che è possibile comunicare il proprio dissenso o il proprio parere diverso senza usare toni aggressivi. E che esprimere le proprie idee con rispetto verso quelle degli altri è comunque preferibile al fare finta di niente per quieto vivere. In pratica, due genitori dovrebbero essere per i figli il primo esempio di persone in grado di comunicare in modo assertivo

Altri modi per prevenire il bullismo in famiglia?
«Essere empatici con i sentimenti e i pensieri dei propri figli, ossia entrare in contatto con quello che vorrebbero comunicarci. E ascoltarli. Senza interromperli né per contraddirli né, al contrario, per fingersi d’accordo al solo scopo di tagliare corto.»

Cosa possono fare due genitori per aiutare il figlio vittima di bullismo?
«Iniziamo subito col dire che sia i bulli sia le vittime di bullismo hanno spesso difficoltà a riconoscersi come tali. Perciò il primo compito dei genitori è proprio quello di aiutare i figli a decifrare determinati segnali. Secondo step: bisogna mettere i propri figli nelle condizioni di potersi confidare. Come? Creando, a monte, un clima disteso e favorevole al dialogo. Un ambiente nel quale i figli possano sentirsi liberi di raccontare ciò che li preoccupa o che li confonde.»

Nel libro viene spiegato che anche l’autoironia può rivelarsi un’arma efficace contro i bulli…
«Sì, perché attraverso l’ironia si può sdrammatizzare un fatto o un argomento che crea preoccupazione. E con l’autoironia possiamo prenderci un po’ in giro, dimostrando di saper accettare i nostri punti di debolezza e di non sentirci obbligati a nasconderli per paura di deludere gli altri o noi stessi. Insomma, stimolare il pensiero ironico e l’autoironia è un modo intelligente per alleggerire le provocazioni del bullo.»

Come può un genitore capire se il proprio figlio è un bullo o se, viceversa, è vittima di bullismo?
Per proseguire la lettura del pezzo e leggere i segnali che suggerisce di prendere in considerazione la psicoterapeuta Antonella Gianandrea, l’altra autrice del libro, leggere e scorrere la gallery qui sopra.



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