L’intelligenza emotiva è quella marcia in più che consente a chi ha un QI nella media di superare nei test anche chi ha un QI superiore al 70%. È quel mix di comportamento, sensibilità, abilità sociale che ci fa prendere le decisioni migliori. L’intelligenza emotiva è difficile da calcolare, quel suo che di impalpabile non permette di esprimerne la misura attraverso una percentuale. Travis Bradberry, uno dei massimi esperti della materia nonchè autore del best seller internazionale Emotional Intelligence 2.0, sostiene che, come una torta, l’intelligenza emotiva sia fatta di 15 ingredienti. Ecco quali sono i segnali che siete emotivamente intelligenti.

“Come ti senti oggi?”. “Male” è la risposta? Vuol dire che siete fuori strada: non tanto perché non state troppo bene, quanto perché esprimete i vostri sentimenti in maniera piuttosto generica. Chi è dotato di intelligenza emotiva ha un vocabolario sentimentale piuttosto sviluppato: male può voler dire ansia, ma anche rabbia, o persino depressione.

Il secondo indice di EI è la curiosità per il prossimo, cioè l’empatia, mentre il terzo è la capacità di accettare il cambiamento con flessibilità, anzichè con paura: cambiare è un’opportunità, non un baratro. Poi bisogna conoscersi, sapere quali sono i nostri punti di forza, e ammettere quelli di debolezza: e questo è l’ingrediente numero quattro. Il quinto tassello è la capacità di comprendere chi si ha davanti: una conseguenza della curiosità ma in un certo senso anche un passaggio ulteriore. Soprattutto, aiuta a prevedere le reazioni.

Vi offendete facilmente? Allora siete privi di intelligenza emotiva: chi ce l’ha conosce se stesso – come dicevano gli antichi greci – e sa già quali sono i propri difetti. Il settimo ingrediente è tra i più difficili, per le persone orgogliose come me. Dice che bisogna sapersi lasciare alle spalle gli errori e allo stesso tempo imparare da questi. Nè troppo severi né troppo condiscendenti. Un equilibrio durissimo, un’alchimia rara come quando riesci a far restare su un soufflé.

L’intelligenza emotiva è inversamente proporzionale ai livelli di stress e direttamente proporzionale alla capacità di allontanare le persone “tossiche”, quelle il cui comportamento ci danneggia. Per essere emotivamente intelligenti bisogna rifuggire dalla perfezione – l’ottimo è nemico del bene, diceva sempre mia nonna – e saper staccare, quando serve. Oh, se serve: lo dico spesso al mio compagno, essere disponibile 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, non ci rende migliori sul lavoro, semplicemente ci fa perdere di vista tutto il resto. Se bevete troppa caffeina non va bene, vuol dire che il livello di stress sta crescendo e quindi non ottemperate al punto otto. Idem se non dormite abbastanza.

Il 14esimo punto? Dice che non bisogna macerarsi tra i pensieri negativi. Il mio preferito però è il 15esimo: non lasciate che nessuno rovini la vostra gioia. Non importa cosa pensano gli altri, se siete felici il motivo lo scegliete voi e voi soltanto. E questo mi sembra anche il miglior augurio di Alley Oop per il 2018 alle porte.

 

 






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