Alle spalle, i Golden Globes. Davanti a sé, la prospettiva, concreta, di un Oscar. Coco, ultimo gioiello della Disney-Pixar, ha raccolto un entusiasmo raro. Elevando ancora una volta l’animazione a opera universale. Il film, in arrivo nelle sale italiane il 28 dicembre, è un inno alla gioia: una celebrazione della vita, che non conosce tempo né età.

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Protagonista della pellicola, Miguel, un piccoletto cresciuto a Santa Cecilia, all’ombra dell’unica famiglia messicana determinata ad odiare la musica. Il canto, la chitarra: l’insieme di sogni e velleità che, tempo prima della sua nascita, portarono il trisnonno ad abbandonare moglie e figlia. Mamá Imelda, e con lei la dolce Coco, rimasero sole, orfane di un padre partito per seguire se stesso. Anni più tardi, con Coco 97enne smemorata, Miguel è costretto a pagare lo scotto degli errori altrui. La musica, sua passione più grande, non può praticarla. Ché, lo rimbrotta la famiglia, «Ogni Rivera è nato calzolaio».

Testardo, tuttavia, come età impone, il ragazzino sceglie di ignorare la polemica familiare, la tradizione tanto cara ad Abuelita, figlia di Coco. Nel Dia de Los Muertos, si iscrive a un talent. E là, con la chitarra in mano e negli occhi il mito di Ernesto de la Cruz, il più grande tra i grandi, si trova catapultato nell’Aldilà. Nel regno delle anime, città fatata dove i morti sono scheletri, e il macabro è proibito.

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Coco, reazione cinematografica all’odio trumpista, si svolge di là del mondo umano. Restituendo uno spaccato, quello della cultura messicana, affascinante e prezioso. Nel Dia de Los Muertos, celebrato come in Italia il 2 di novembre, non c’è tristezza né mestizia. Il Messico canta, il Messico cucina, sparge fiori per le strade, così che gli avi possano far visita ai parenti in vita. Suona il Messico, le cui musiche il film Pixar raccoglie.

Sebbene la storia sia quella di un ragazzino a cui è proibito suonare, le canzoni nel cartone animato sono tante e belle. Coco potrebbe dirsi un musical, capace di intrattenere i più piccoli ed educare i più grandi. Al rispetto delle tradizioni, all’importanza della memoria, delle proprie radici, delle proprie idee e dei propri sogni. All’importanza dei bambini, spesso capaci di vedere ciò che ad occhi adulti è invisibile.



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