Il fortissimo trend del ritorno agli ingredienti naturali nei prodotti di bellezza batte i divieti e le leggi che bandiranno l’uso delle ‘microbeads(microplastiche, soprattutto polietilene) nei cosmetici, inserite per esfoliare il viso e il corpo nei gel per doccia, saponi per il viso, scrub, dentifrici con micro granelli e detergenti.

E’ in atto una campagna internazionale – Beat the Microbead –  contro le microplastiche nei cosmetici, supportata da 92 organizzazioni non governative di 38 paesi. Circa 448 brand da 119 differenti fabbrice hanno promesso di eliminare le microplastiche dai loro prodotti. Nel sito la lista completa dei prodotti in commercio per verificare se quello che usiamo in cosmetica sta danneggiando l’ambiente ed agire di conseguenza visto che al singolo spetta la responsabilità finale di usare un prodotto ecosostenibile rispetto ad un altro che non lo è. Il sito ha anche una app correlata che scannerizza i codici prodotti, in modo da dire al consumatore se il prodotto che sta acquistando è corretto o no.

I residui della plastica, dagli scarichi dei nostri lavandini arrivano al mare, danneggiando l’ambiente marino ed entrando così anche nella catena del cibo attraverso i pesci. Ma qualcosa sta cambiando e non solo grazie alle leggi che stanno lentamente vietando le microbeads (norme diverse di paese in paese, molte entreranno in vigore nei prossimi anni). La svolta invece dipende da noi consumatori, fortemente sensibilizzati sull’argomento (perfino i bambini sanno quanto i mari siano divenuti minestroni di plastica). Le microplastiche per farci lo scrub non le vogliamo più e le industrie alle nostre abitudini ci tengono eccome. Perciò un esercito di nuovi ingredienti si fa strada nel campo, come si legge sulla review appena pubblicata su Cosmetic & Toiletries Science applied.

Nuovi ingredienti sostenibili e naturali stanno prendendo il posto delle perline di polietilene all’interno degli esfolianti venduti da diverse marche note e altri sono ora in fase di studio nei laboratori delle principali industrie di tutto il mondo. Si va di fagioli adzuki originari del Giappone triturati (usati da Lush) alle mandorle macinate, dal sale marino grosso alla mica e ai minerali. L’Oreal punta alle argille e ai noccioli di frutti in polvere. Beiersdorf AG esplora l’impiego della cellulosa, dell’olio di ricino idrogenato e della silice idratata. Unilever punta ai noccioli di albicocca, farine di mais, pietra pomice macinata, silice e gusci di noce.

Alcuni alternativi naturali alla plastica sono biodegradabili, disponibili in grandi quantità e alcuni si sciolgono in acqua. Come lo zucchero ed il sale marino che, usati come leggeri abrasivi per la pelle, si sciolgono piano piano regalando anche una nuova piacevole sensazione mentre si spalmano sulla pelle. Si legge nella review: “Ci sono anche gli alternativi che si comportano come la plastica, cioè non si sciolgono ma non inquinano, come l’acido polilattico che deriva dalla fermentazione microbica ed è un abrasivo gentile sulla pelle”. Micro-granuli alternativi a quelli che inquinano i mari si trovano anche nel mondo vegetale e la rivista tecnico-scientifica li elenca: si va dalla micro-palline di cellulosa all’olio e ai semi di jojoba che, estratti a pressione, diventano delle cere liquide che si lavorano nei laboratori fino a diventare microsfere ad azione scrub. Le industrie, perciò, non hanno che l’imbarazzo della scelta a studiano le performance dei ‘nuovi’ scrub alternativi per farne molecole sempre più stabili, efficaci e nel rispetto dell’ambiente. E tanti saluti alla plastica. Divieti e leggi. Nel frattempo gli Stati Uniti si sono dotati di una norma che bandirà la vendita dei cosmetici (da risciacquo) che contengono le microbeads a partire dal primo gennaio dell’anno nuovo mentre per i prodotti senza risciacquo già il divieto è valido dal giugno scorso, si legge nel report di Cosmetic and Toiletries science applied. E l’Europa? Le industrie che operano all’interno della comunità si sono date delle deadlines volontarie e promettono che smetteranno di usarle completamente entro il 2020, così recita Cosmetics Europe che le riunisce.

Nuovi dubbi sui trucchi ‘glitter’. Mentre la battaglia contro le microplastiche delinea finalmente un quadro più chiaro rassicurando i consumatori, si fa strada un nuovo rischio ancora tutto da valutare: i glitter, le pagliuzze brillanti inserite nei prodotti per il maquillage più ambiti per rendere il viso scintillante, sarebbero altrettanto inquinanti. Lo sostiene l’antropologa dell’ambiente Trisia Farrelly della Massey University che, sulle pagine del giornale inglese The Independent i giorni scorsi ha lanciato l’allarme: “Penso che le pagliuzze glitter andrebbero vietate perché anche queste sono fatte con microplastiche inquinanti,” ha detto la studiosa commentando alcune decisioni del governo inglese di vietare l’uso delle ‘microbeads’ in ambito industriale per salvaguardare i mari.



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