E.l.e.n.a., 63 lavoratori su 100 vogliono il lavoro flessibile

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Sessantatrè lavoratori su 100 pensano che l’introduzione del lavoro flessibile in azienda sia positiva. Perché migliora il livello di produttività, di benessere, il bilanciamento tra vita e lavoro, la dedizione all’azienda. In poche parole il lavoro flessibile fa bene ai lavoratori e, di conseguenza, anche alle aziende. Oltre a essere uno strumento per ridurre gli stereotipi di genere visto che un’organizzazione troppo rigida del lavoro penalizza soprattuto le donne che hanno carichi familiari. E’ il risultato dello studio empirico condotto su 300 lavoratori di Acea, nell’ambito del progetto “E.l.e.n.a“.

elena6Si parla tanto di bilanciamento tra vita e lavoro. Si parla tanto di condivisione genitoriale delle responsabilità e di superamento degli stereotipi di genere. In Italia alcune aziende hanno introdotto, sulla base delle nuove normative, strumenti di lavoro flessibile, ma qual è il nesso tra le politiche di ‘work life balance’ costruite sull’utilizzo del lavoro agile e il loro impatto socio economico? Proprio a questa domanda prova a rispondere il progetto E.l.e.n.a, (“Experimenting flexible labour tools for enterprises by engaging men and women”), che è stato coordinato dal dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, e realizzato con il supporto del centro “Carlo F. Dondena” per la ricerca sulle dinamiche sociali e le politiche pubbliche dell’Università Bocconi, in partnership con il dipartimento per le Politiche della famiglia della presidenza del Consiglio dei ministri. Una due giorni di lavori a Roma ha cercato di fare il punto della situazione in questo inizio di dicembre, a cui ha preso parte anche la sottosegretaria Maria Elena Boschi e con un video intervento dell’europarlamentare Alessia Mosca.

L’OBIETTIVO DI RIMUOVERE GLI STEREOTIPI DI GENERE

elena4In generale il progetto, i cui esiti sono stati presentati a una recente conferenza stampa alla presenza della sottosegretaria Maria Elena Boschi e della ministra Marianna Madia, ha come scopo quello di proporre nuovi strumenti per migliorare l’equilibrio tra tempi di vita e di lavoro, rimuovere gli stereotipi a carico delle donne e agevolare l’assunzione di responsabilità da parte dei padri all’interno della famiglia.

LO STUDIO EMPIRICO SUI DIPENDENTI DI ACEA E’ IL PRIMO IN EUROPA
elena8Lo studio empirico sul legame tra utilizzo di forme di lavoro ‘agile’ e gli esiti sull’organizzazione e la produttività del lavoro e la qualità della vita, è un esperimento pilota primo in Europa. Lo studio, condotto su alcune centinaia di lavoratori di Acea e durato nove mesi, ha consentito di confrontare i risultati ottenuti per il gruppo ‘sottoposto’ a lavoro flessibile, con la situazione del campione che non ha usufruito di questo strumento. Alla fine della sperimentazione, il 63% dei dipendenti selezionati che hanno beneficiato del lavoro flessibile ha ritenuto positiva l’introduzione del lavoro agile in azienda. I risultati della sperimentazione hanno riguardato l’aumento della produttività (non particolarmente significativo), del benessere (significativo), del ‘work-life-balance’ (significativo), della dedizione all’azienda.

ITALIA ANCORA AGLI ULTIMI POSTI PER OCCUPAZIONE FEMMINILE
elena2D’altronde nel mondo del lavoro molto è stato fatto, ma molto c’è ancora da fare riguardo alla parità di genere. In base ai dati Istat di settembre 2017, il tasso di occupazione delle donne italiane in età lavorativa (dai 15 e 64 anni) ha raggiunto il valore più alto dall’avvio delle rilevazioni dell’Istituto nel 1977. Ma siamo ancora al 48,9%, lontano dal 66,8% degli uomini. In base ai dati Eurostat, l’Italia è agli ultimi posti nel confronto europeo, davanti solo alla Grecia. Non solo. Pesa sulla situazione lavorativa delle donne il divario retributivo di genere. Gli ultimi dati della Commissione europea, aggiornati a ottobre, indicano una differenza di salario orario lordo medio tra uomini e donne, in Italia, pari al 5,5 per cento.




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