Lo so, questo è un blog di un giornale economico e ogni post deve avere un risvolto economico. E infatti c’è: ho appena calcolato che quest’anno le recite di natale dei miei due figli mi costano 455 euro. Esclusa la maglietta rossa di lei, il cappellino verde di lui e le offerte (libere) per i lavoretti. Quattro feste mi costano quasi quanto una rata condominiale trimestrale. Perché? Semplice: solo un saggio è stato fissato in orario extra-lavorativo, tutti gli altri sono collocati esattamente a metà di una giornata tipo di lavoro. Così, per presenziare a tutti gli appuntamenti, sono costretta a prendere tre giorni di congedo parentale dal lavoro.

Tutta la mia stima all’insegnante di danza moderna di mia figlia, che è stata saggia anche perché lavora in una scuola privata e non può permettersi di indispettire i genitori paganti. I balletti della bambina saranno sabato 16 dicembre, al pomeriggio. Percorso netto. La scuola elementare di mia figlia invece è pubblica e gli insegnanti non hanno alcuna intenzione di sacrificare un paio d’ore del loro weekend, per giunta prenatalizio: di sabato loro non vengono pagati, quindi non lavorano. Non fa una piega, sindacalmente parlando. E allora eccola qui, la meravigliosa soluzione che salva il (loro) orario di lavoro. Cominciamo: lunedì 18 dicembre ore 15 (quindici!! Nemmeno i genitori part time sono salvi..) recita di natale di mia figlia grande. Martedì 19 dicembre, alle ore 17, la stessa classe di mia figlia farà il mercatino dei lavoretti (ma non si poteva fare il mercatino lo stesso giorno della recita, per risparmiare almeno un giorno di permesso?). Mentre giovedì 21 dicembre, alle 16.30, sul palcoscenico del natale salirà mio figlio piccolo. E meno male che poi la scuola finisce, e ci sono le vacanze!

Tutto questo mi costa, abbiamo detto, tre giorni di congedo parentale. «Dovevi fare un figlio solo», puntualizza mia suocera. Che però subito dopo nota che io e il mio compagno siamo tra quelli fortunati, con un lavoro a tempo indeterminato e la possibilità di prenderli, i permessi di lavoro. E tutte quelle mamme e quei papà precari, che magari hanno appena trovato uno di quegli impieghi da un mese soltanto, giusto per coprire le eccedenze produttive del periodo natalizio? Che fanno loro, per la recita di natale chiedono un permesso dal loro lavoro di natale? E chi di figli ne ha tre?

Sono sempre stata dalla parte degli insegnanti e lo sono anche questa volta. Il loro contratto di lavoro non li retribuisce se lavorano di sabato e quindi fanno bene, di sabato, a  non lavorare. Però vorrei tutelare anche i genitori che lavorano dal lunedì al venerdi, e pure tutti quei figli che alle recite piangono, imbarazzzati, perchè la loro mamma o il loro papà non sono potuti venire. E allora mi dico: perché non le aboliamo, queste benedette recite di Natale?

Quanto all’anno scolastico 2017-2018, poiché siamo fuori tempo massimo per una delibera del consiglio di istituto, avrei un’altra soluzione, da proporre. Con i gruppi Whatsapp di classe, è un attimo metterla in pratica. Boicottiamo, la recita di natale?






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