Considerare venerdì 17 – assieme o alternativamente a venerdì 13 – come il giorno del destino avverso, l’epifania della iattura è una tradizione superstiziosa assai diffusa in occidente, in particolare nei paesi di origine greco-latina: da un sondaggio di OnePoll del 2016 risulta che 6 connazionali su 10 (ovvero il 59% degli italiani) guardino con sfavore a queste date, secondi solo agli spagnoli, più superstiziosi di appena un punto percentuale (60%), e seguiti a ruota da un vicinato illustre (il 56% dei tedeschi, il 52% dei francesi e il 49% degli inglesi).

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17 superstizioni per venerdì 17

Un altro recente sondaggio, sviluppato dal motore di ricerca per voli volagratis.com, ribadisce l’infausto primato del popolo italiano fra i più superstiziosi del vecchio continente, evidenziando che 15 intervistati su 100 si dichiarano afflitti dalle fobie per le date di venerdì 13 e 17, diagnosticabili clinicamente come Eptacaidecafobia, «paura del diciassette» – tipica di chi considera sfortunato l’ambata composta dal numero 17 (che nella smorfia napoletana è sinonimo di disgrazia) e il giorno della morte di Gesù secondo la tradizione biblica – e di Triscaidecafobia, «terrore del 13», più frequente nelle culture anglosassoni.

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Un venerdì 17 di superstizioni

I superstiziosi, dal canto loro, ammoniscono: abbandonate ogni progetto festoso in quei due giorni. Niente inaugurazioni o cerimonie e men che mai viaggi: solo guai in vista per chi parte e progetta. Così, per rassicurare chi ha la valigia pronta scongiurando la malasorte e beffandosi dei presagi più ombrosi, il portale volagratis.com ha stilato una lista delle tradizioni e credenze popolari più intriganti legate al tema del viaggio. Sapevate, ad esempio, che i cinesi portano con sè un ramoscello d’abete (vero, stilizzato o fotografato), per propiziare ogni partenza, e che i russi fanno un rito benaugurale prima di imbroccare la via dell’aeroporto?

Scoprite qui, nella gallery in alto, 13 credenze curiose per esorcizzare le paure malriposte. Ricordando però, più prosaicamente, le parole della poetessa Anne Carson: «L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito».

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