Doppia festa per David Lynch

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«Il direttore artistico della Festa del cinema di Roma Antonio Monda ha fatto le cose in grande, ha persino fatto calare persino uno’ di nebbiolina mattutina sulla capitale per introdurre con un’ambientazione alla Twin Peaks  la giornata in onore del regista David Lynch».

Se così scherzavano gli addetti ai lavori la mattina del 4 novembre, qualche ora dopo, a fine giornata, la cena in onore del regista si è svolta in condizioni metereologiche altrettanto perfette.

«Temperatura mite, cielo leggermente nuvoloso», avrebbe potuto commentare Lynch nello stile di uno dei suoi weather report da Los Angeles rimasti leggendari fra i suoi ammiratori.

E scenografica, a dire poco, è stata l’ambientazione della serata, curata da Martino Crespi, a cominciare dal viale illuminato da candele che gli ospiti hanno percorso per arrivare a Villa Medici. Fin dentro al salone a piano terra dove si è svolta la cena: due tavoli imperiali, fiori nelle gradazioni del purple e bordeaux, petali di rose, lampadari in cristallo, posate dorate.

Un centinaio gli ospiti della cena in onore di David Lynch, organizzata da Vanity Fair, in collaborazione con la Festa del cinema di Roma e grazie ai main partners Giovanni Raspini e Campari.

A curare il menù, lo chef Riccardo Di Giacinto del ristorante stellato All’Oro di Roma.

Lynch è arrivato con la moglie, l’attrice Emily Stofle, e la loro figlia, Lula, di 5 anni (Se il nome non vi è nuovo, si chiamava così anche il personaggio di Laura Dern in Cuore selvaggio) che ha passato gran parte della serata sulle gambe della mamma. Seduto a fianco di Lynch, l’attore Michael Shannon, anche lui a Roma con la moglie, l’attrice Kate Arrington.

«Non vedo l’ora di poter parlare con David Lynch», ci aveva confidato Shannon pochi minuti prima.

Alla Festa del cinema di Roma per presentare il documentario Trouble No More sul periodo cristiano di Bob Dylan, l’attore due volte candidato agli Oscar come miglior attore non protagonista (Per Revolutionary Road e Nocturnal Animals) ha approfittato dei pochi giorni trascorsi nella capitale per andare a vedere qualche proiezione e, nella stessa giornata di sabato, per visitare il Colosseo («Sono riuscito ad andare solo oggi, era affollatissimo, forse sabato non è il giorno migliore ma stiamo per ripartire, era l’unica chance che avevamo»).

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Giusto un paio di ore prima, all’Auditorium, Lynch aveva ricevuto il premio alla carriera (Il debutto, con Eraserhead, avvenne giusto 40 anni fa) dalle mani di Paolo Sorrentino: «Con i suoi film ci ha insegnato che non c’è modo di conoscere no stessi», ha detto il regista al momento della consegna. Seguita da una lunghissima standing ovation.

Durante l’incontro con il pubblico, tra le altre cose, Lynch aveva raccontato del suo ultimo incontro con Federico Fellini, due giorni prima che entrasse in (sarebbe morto due settimane dopo senza più riprendere coscienza). «Era amareggiato perché i giovani non erano più interessati al cinema. Lo salutai dicendoli: “Non aspettiamo altro che di vedere il suo prossimo film”».

E, quando lo abbiamo raggiunto fuori, in una pausa sigaretta durante la cena, parlando ancora di cinema italiano, ha ricordato un altro regista italiano: Roberto Rossellini. All’epoca, Lynch era ancora studente di cinema: «Mi invitò al centro sperimentale di cinematografia a Roma». Purtroppo, alla fine non se ne fece nulla, ha concluso.

Sempre a proposito di cinema italiano, molte le attrici, gli attori e i registi italiani presenti alla cena. Ne citiamo solo alcuni: Pierfrancesco Favino, Maria Pia Calzone, Gabriele Mainetti, Cristina Comencini, Carlo Carlei. E il regista di Suburra e Gomorra, Stefano Sollima, che ci ha stupito raccontando non solo di amare il cinema di Lynch ma di possedere anche due opere del regista (Lynch è anche pittore e fotografo), e un altro paio realizzate da un altro regista-artista: Tim Burton.

Prima che venisse servito il dolce, il direttore Daniela Hamaui ha consegnato a David Lynch il premio Vanity Fair. Una scultura-chimera in argento realizzata per l’occasione da Giovanni Raspini, sponsor dell’evento e grande ammiratore di Lynch: «Ho pensato a lungo a una figura che potesse rappresentare il suo cinema. Alla fine, ho deciso che una chimera sarebbe stata la creatura perfetta».

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