Se Anthony Rapp ha trovato la forza di raccontare la sua verità è tutto merito di Harvey Weinstein e dello scandalo sessuale più chiacchierato di Hollywood. A rivelarlo è lo stesso Rapp in un’intervista a Buzzfeed, spiegando come il coraggio dimostrato da ottantotto donne nel denunciare uno dei produttori più potenti dello star-system lo abbia aiutato a denunciare a sua volta uno degli attori più carismatici della sua generazione: Kevin Spacey, due Oscar sulla mensola e una reputazione di ferro fra pubblico e critica.

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L’incidente risale al 1986, quando Spacey avrebbe molestato Rapp, allora quattordicenne, segnando profondamente la sua esistenza e la sua carriera. La notizia, visto il clima di terrorismo psicologico di queste ultime settimane, fa subito il giro del mondo fino ad arrivare alle orecchie dello stesso Spacey che, a differenza di Weinstein, affronta il problema di petto. In una lunga lettera pubblicata sul suo profilo Twitter, non solo chiede scusa a Rapp («Se davvero ho fatto quello che Rapp descrive, gli devo le mie scuse più sincere per quello che è stato solo un comportamento inappropriato dovuto all’alcol»), ma rivela anche di essere omosessuale («Ho amato e ho avuto diversi rapporti con uomini nella mia vita e, ora, scelgo di vivere da omosessuale»). Una chiara risposta a un messaggio che avrebbe inzaccherato per sempre la sua carriera, ma, a detta di molti, anche una manovra molto furba per concentrare l’attenzione su altro e sviare dal vero problema: la molestia ai danni di un ragazzo minorenne.

Ho amato e ho avuto diversi rapporti con uomini nella mia vita e, ora, scelgo di vivere da omosessuale

Ne sono convinti molti suoi colleghi, da Zachary Quinto a George Takei, e molti giornalisti d’Oltreoceano. «Kevin Spacey ha appena inventato qualcosa che prima non esisteva: un coming out al momento sbagliato», scrive, infatti, il comico Billy Eichner su Twitter. «Nessun livello di ubriachezza o di repressione può giustificare una molestia fatta ai danni di un quattordicenne», cinguetta l’editorialista Dan Savage sempre su Twitter. La sentenza è chiara: il coming out dell’attore, anziché giovare alla causa lgbt, non fa altro che aggravare la sua posizione. Il risultato, sull’onda di Weinstein, è disastroso: l’International Academy of Television Arts and Sciences annuncia di ritirare l’Emmy Founders Awards che sarebbe spettato a Spacey quest’anno e Netflix fa sapere che House of Cards, la serie con Spacey nel ruolo di protagonista, si fermerà alla sesta stagione.

«Siamo profondamente scossi dalle ultime notizie su Kevin Spacey. In seguito alle rivelazioni dell’altra sera, i produttori esecutivi delle nostre compagnie si sono recati a Baltimora questo pomeriggio per tranquillizzare il cast e la troupe. Come previsto, Kevin Spacey non è impegnato sul set in questo momento», fanno sapere da Netflix, confermando che la serie terminerà la sua corsa non per via dello scandalo sessuale del protagonista, ma per accordi pregressi con showrunner e produttori. Il tempismo dell’annuncio, tuttavia, fa riflettere. Senza contare i numerosi progetti che coinvolgono Spacey in questo momento (primo fra tutti il film Tutti i soldi del mondo diretto da Ridley Scott e in uscita negli Stati Uniti a dicembre) e di cui sarebbe molto difficile non parlare.

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A gravare sulla sentenza di Hollywood e della Rete è, anche, la ritrosia che Spacey ha sempre manifestato nel parlare del suo orientamento sessuale. Nel 1997 fu Esquire a pubblicare una copertina con su scritto «Kevin Spacey ha un segreto». Due anni dopo fu lo stesso Spacey a fugare ogni dubbio dichiarando a Playboy di «continuare a essere eterosessuale» grazie alle conigliette di Hefner. E nel 2000, ospite dello show 60 Minutes, fu sempre lui a rivelare a Lesley Stahl di avere una relazione con l’attrice Dianne Dreyer. Insomma, una vita passata a nascondere il suo vero essere salvo poi uscire allo scoperto alla prima crepa della sua carriera perfetta che, molto probabilmente, non tornerà mai più a essere come prima.

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