Chris Evert ha segnato la storia dello sport femminile quando è diventata la prima donna a guadagnare un milione di dpllsri di montepremi, lei che in carriera ha vinto 1.309 partite e perse 146, record assoluto nella storia del tennis.

La 18 volte campionessa Slam ha contributo in modo importante alla crescita del gioco, e in un’intervista al sito ufficiale Rolex ha parlato di un argomento che le sta molto a cuore: la parità di montepremi tra uomini e donne.

Negli anni ’70, le tenniste donne prendevano il 10% del prize money riservato ai maschi, ora il 100%. Tradotto, se le donne guadagnavano $1.500, gli uomini intascavano $15.000. Avevo 14 o 15 anni quando ho letto questo e ho pensato ‘wow, che coraggio deve avere una donna a scendere in campo’.

Da lì ho visto cambiamenti importanti. Riceviamo lo stesso montepremi nelle prove dello Slam e il nostro prodotto è considerato qualcosa di grande. Non siamo più cittadine di seconda classe“, ha sottolineato l’ex tennista americana.

Una considerazione interessante la fa sul suo carattere unico che ha attratto i media e tanti appassionati di tennis: “Una volta che sei identificata con un’immagine, la gente si aspetta che ti comporti in quel determinato modo.

Da adolescente ero calma e timida, quindi non potevo diventare vivace e odiosa. Dovunque andavo, ero considerata la piccola signorina di ghiaccio, perché non mostravo emozioni sul campo. Non è un ambiente positivo in cui vivere”. Il suo segreto per diventare una professionista ad altissimi livelli come è stata lei: “Non ero niente di speciale a livello atletico.

Credetemi. Non bisogna essere la più forte e nemmeno la più veloce. Ce l’ho fatta perché mentalmente ero tosta, e ho lavorato duramente. Tutti possono diventare dei campioni”. L’umiltà è ciò che l’ha sempre distinta:Non ho mai festeggiato le vittorie.

Vincevo un torneo, ero felice, andavo a cena. Ma il giorno successivo era un altro giorno. Potevo andare da Wimbledon a Seattle, Washington, e giocare un torneo minore, avendo lo stesso atteggiamento. Mi concentravo su ciò che facevo in quel momento”. .



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