come si sceglie il cibo di qualità

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Si può sospettare di tutto, ma che un italiano dubiti del cibo della nostra terra è difficile. L’idea che «se è italiano, è buono» fa quasi parte del nostro Dna, e mentre a Bergamo il G7 con la settimana dell’agricoltura esplora i diversi ambiti della produzione, si fa il punto anche sulla qualità e sulla sicurezza alimentare insieme al ICQRF (l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari), ovvero il Dipartimento del Ministero dell’Agricoltura che si occupa del controllo sull’agroalimentare in Italia e vigilia anche sul commercio dei prodotti italiani sul mercato internazionale.

Nel  2016 ha svolto 48.310 controlli su tutta la filiera alimentare e ha inoltrato alla magistratura 311 notizie di reato. Sul web, in meno di tre anni ha operato oltre 2.100 interventi su inserzioni irregolari: da e-Bay ad Amazon e Alibaba sono stati 971 i casi di alimenti italiani contraffatti, da litri e litri di falso Prosecco (vedi foto sotto), falso Prosciutto di Parma e vari «Parmesan».

Esempi di contraffazione dal sito di ICQRS

Ma come facciamo a proteggere le nostre tavole? Qualsi sono i cibi da scegliere e cosa possiamo fare? Ne abbiamo parlato con Stefano Vaccari, direttore di ICQRF:

Quali sono i prodotti che maggiormente vengono contraffatti in Italia?
«In genere si può dire siano quelli più redditizzi, quindi il vino, ma anche l’olio, in parte i formaggi».

Quando facciamo la spesa come facciamo a riconoscere la qualità di un prodotto?
«Innanzitutto, se scegliamo un prodotto a indicazione geografica sappiamo di scegliere un prodotto di qualità superiore rispetto agli altri (ndr li trovate elencati qui). Tra un formaggio di una multinazionale e un formaggio a Indicazione Geografica, per esempio il Parmigiano, o la Mozzarella di bufala campana o l’Asiago, i controlli di questi ultimi sono nettamente superiori rispetto agli altri. In secondo luogo, leggere l’etichetta, che riporta molte indicazioni utili. Per la carne, per esempio, puoi sapere dove è nato un animale, dove è stato allevato, dove è stato macellato, quindi, per esempio, se capisci che un animale ha fatto il giro d’Europa, forse significa che non ha avuto un grande benessere».

Quali altri prodotti di qualità possiamo scegliere?
«La grande battaglia che l’Italia sta conducendo a livello europeo è quella di avere etichette che riportino l’origine della materia prima (obbligo previsto ma non attuato dal regolamento europeo 1169/2011). Ed è una sfida che sta avendo risultati. Avremo etichette che specificano l’origine della pasta e riso, e l’Italia è anche l’unico Paese in Europa che ha l’indicazione del latte fresco: un latte «Fresco ad Alta Qualità» e che viene da uno stabilimento italiano vicino al consumatore è un prodotto di qualità. Va detto, più il latte è grasso, più è di qualità. Anche per l’olio l’etichetta ci dice se l’olio della bottiglia che compriamo è italiano, se viene da paesi comunitari o extracomunitari. E anche in questo caso tutti gli oli dop o igp hanno un’alta qualità ma, a seguire, ogni extravergine italiano è un buon prodotto».

Si dice spesso di comprare prodotti italiani, ma perché dovrebbero essere migliori?
«Il sistema di controllo italiano è uno dei migliori del mondo, e anche il controllo incrociato dei produttori è molto serrato. I prodotti italiani sono straordinari, soprattutto quelli a indicazione protetta, che sono anche il pilastro della nostra economia: l’export agroalimentare è la prima voce dell’economia come export, con quasi 38 miliardi. Per dire: se dovessi proteggere un campione del Made in Italy, non sceglierei la Ferrari, ma il Grana Padano, che fattura come la Ferrari ma ha 10 volte più addetti e lo fai solo in Pianura Padana».

Si è detto poi che non era vero, ma come finisce la mandragora negli spinaci?
«È un incidente, ma è anche la dimostrazione che il sistema funziona bene: le buste sono state individuate e ritirate immediatamente dal mercato».

Nel 2016 avete inviato alla magistratura 311 notizie di reato, ma come vanno a finire? Cosa rischia veramente chi froda in campo alimentare?
«Putroppo la legislazione italiana sotto il profilo del codice penale è ferma al 1930. Questo è un problema serio, tant’è che i Ministri della Giustizia e dell’Agricolutura hanno istituito una  commissione che ha redatto una riforma del codice penale per l’agroalimentare. Speriamo sia portata in Parlamento in modo da riformare l’assetto penale dei reati: le pene ad oggi sono bassissime e anche le fattispecie dei reati non sono più adeguate».

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