Non si torna più indietro. Dopo le dichiarazioni choc di Rose McGowan, Ashley Judd, Mira Sorvino e Asia Argento, arrivano le accuse di Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie. Le due icone di Hollywood si aggiungono alla lista di attrici, collaboratrici e modelle che denunciano di essere state vittime di molestie – negli ultimi 30 anni – da parte del famoso produttore Harvey Weinstein.

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«Questo modo di trattare le donne finisce qui», dichiara Paltrow al New York Times, che dopo l’inchiesta bomba di cinque giorni fa torna con un nuovo «capitolo» di accuse contro l’ex «Dio» di Hollywood.

L’attrice racconta un episodio del 1996: aveva 22 anni e aveva appena ottenuto la parte che l’avrebbe fatta diventare una star, e cioè il ruolo da protagonista in Emma, l’adattamento cinematografico del romanzo di Jane Austen. Così prima dell’inizio delle riprese, Weinstein la invitò per discutere di lavoro nella sua suite in un hotel di Los Angeles. E lì, rivela per la prima volta il premio Oscar, il produttore le mise le mani addosso e provò a spingerla verso la camera da letto, proponendole un massaggio.

«Ero una ragazzina, avevo firmato, ero pietrificata», ricorda la star. Gwyneth rifiutò le avances e si confidò con Brad Pitt, che all’epoca era il suo fidanzato. Pitt affrontò Weinstein alla premiere del film e gli disse di stare lontano da lei. E, poco dopo, il produttore minacciò l’attrice: «”Non raccontare quello che è successo a nessun altro”, mi urlò. È stato brutale, pensavo che mi avrebbe licenziato».

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E la testimonianza di Angelina Jolie non è molto diversa. La star ha fatto sapere al quotidiano americano di «aver ricevuto avances non desiderate, e respinte, in una stanza d’albergo», durante la distribuzione del film Scherzi del cuore, nel 1998. «Ho avuto una brutta esperienza con Harvey Weinstein in gioventù», si legge in una mail dell’attrice, «e, come risultato, ho scelto di non lavorare più con lui. Questo comportamento verso le donne in qualsiasi campo, in qualsiasi Paese è inaccettabile».

Il produttore, che è stato licenziato dalla sua stessa casa di produzione, dopo le prime rivelazioni del New York Times aveva fatto circolare una lettera di scuse: «Sto cercando di migliorare, ma c’è ancora molta strada da fare». E dopo le nuove indiscrezioni – per mano del New Yorker e ancora del New York Times, arriva anche la reazione della moglie (e mamma dei suoi due figli), la stilista Georgina Chapman. «Il mio cuore è infranto al pensiero di tutte le donne che hanno sofferto per azioni imperdonabili», fa sapere in una nota a People. «Ho deciso di lasciare mio marito. Prendermi cura dei miei figli è la priorità, chiedo ai media privacy».

Dure parole di condanna erano arrivate anche da Meryl Streep, che come tante altre colleghe ha vinto un Oscar per un film (The Iron Lady) prodotto da lui: «Le donne coraggiose che hanno fatto sentire la loro voce per denunciare gli abusi sono eroine, qualsiasi abuso di potere è disgustoso e imperdonabile». George Clooney, nonostante l’amicizia di lunga data, lo definisce «indifendibile» («Conosco Harvey da 20 anni, mi ha dato la mia prima grande possibilità come regista con Confessioni di una mente pericolosa. Abbiamo cenato, abbiamo fatto sopralluoghi insieme, abbiamo litigato. Ma posso dire di non aver mai visto nessuno di questi comportamenti. Mai»).

«Scioccata e sconvolta» si è detta anche Hillary Clinton (Harvey e il fratello Bob hanno spesso sostenuto a livello finanziario molte cause del partito democratico): «Il comportamento descritto da queste donne», ha aggiunto, «non può essere tollerato».



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