Un biglietto andata e ritorno per l’inferno che, soffiando sulle candeline, può essere appallottolo e gettato nel cestino. Marion Bartoli ha compiuto 33 anni e adesso può davvero sorridere: il virus che lo scorso anno l’aveva resa irriconoscibile pare essere definitivamente sconfitto. «Ho tanti progetti in ballo e sono felice di buttarmi in un nuovo capitolo della mia vita», ha risposto a chi le chiedeva se sarebbe tornata a giocare: «Non avrei il tempo adesso. Anche se è normale che ogni volta che mi avvicino ad un campo da tennis sento un brivido».

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La rinascita di Marion Bartoli

Come sulle montagne russe: dall’incredibile successo a Wimbledon del 2013, dove qualcuno scherzò un po’ troppo sulle sue forme, al sorprendente ritiro pochi mesi più tardi perché, a detta sua, «il corpo non teneva più» e gli infortuni si susseguivano in maniera preoccupante. Purtroppo per lei, il peggio doveva ancora venire: «Nel 2016, in India, ho preso una malattia tropicale», ha raccontato la scorsa estate al «Corriere della Sera». Un virus a cui i medici non sono riusciti a dare un nome ma che in breve tempo ha prosciugato Marion.

«Tutto è iniziato con una febbre che non se ne andava, ogni settimana diventavo sempre più debole e avevo dolori alle ossa», ha raccontato. «Nutrirmi era diventato impossibile, non digerivo più nulla, neppure un’insalata. Sono arrivata a pesare 40 chili». Tanto che i fan, preoccupati, pensavano fosse vittima di una forma acuta di anoressia: «Sentivo la gente che lo diceva alle mie spalle e stavo male perché non era così, non ero psicologicamente disturbata». Così lo ha urlato al mondo via Twitter, mostrandosi intubata e con la flebo nel braccio.

«I social sono stati fondamentali, sentirmi amata mi ha aiutato tanto. Come il match point della finale di Wimbledon che rivedevo ogni sera e piangevo: mi addormentavo senza sapere se mi sarei più svegliata, speravo che il mio cuore non smettesse di battere». E’ stato il momento più nero, quando nella sua casa di Londra non riuscì neppure a salire al secondo piano: «L’ipersensibilità mi costringeva a toccare gli oggetti con i guanti, potevo lavarmi solo con l’acqua minerale. Poi avevo la diarrea cronica, perdevo capelli, mi ballavano i denti. Orrendo».

Stava sparendo, ma non ha mai mollato. «Mai, questa è stata la mia salvezza. Io credo molto nel destino e penso che forse qualcuno, da lassù, ha voluto mandarmi un messaggio forte per ricordarmi di godere delle gioie della vita». Così le difese immunitarie hanno ricominciato a funzionare, ha corso la Maratona di New York senza mai fermarsi («anche se le amiche mi hanno dato della pazza») e ha ripreso a gonfie vele sia la carriera da commentatrice per Eurosport che quella di stilista per Fila che le ha affidato il disegno di alcuni completi da tennis.

Marion è tornata: la donna che visse due volte.

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